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Attualità 2 min di lettura57 min fa

Iran, sul tavolo la bomba da 9,7 tonnellate: cosa può accadere

Washington prepara possibili nuovi raid contro obiettivi nucleari ed energetici, mentre Trump assicura che il conflitto terminerà presto.

Il confronto tra Stati Uniti e Iran si è aggravato dopo la distruzione, il 6 ottobre, di un’imbarcazione ritenuta collegata a Teheran. Secondo il Comando centrale americano, il mezzo sorvegliava le unità navali statunitensi nel Golfo di Oman; l’equipaggio sarebbe stato tratto in salvo prima dell’operazione.

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Nel Golfo cresce la tensione militare

L’azione è stata rivendicata dalle forze statunitensi, che accusano il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica di aver minacciato, negli ultimi sette mesi, numerose navi civili e militari impegnate nella navigazione regionale. Il Comando centrale ha riferito che sono già state avviate le procedure per il rimpatrio dei membri dell’equipaggio soccorsi.

L’episodio si inserisce in una fase caratterizzata da accuse reciproche e dalla crescente presenza delle forze navali americane nell’area. Washington sostiene che le attività iraniane abbiano coinvolto migliaia di imbarcazioni in transito, mentre Teheran è ora al centro di nuove valutazioni operative da parte del Pentagono.


Trump promette una fine rapida

Il presidente Donald Trump ha mantenuto una posizione dura sul dossier nucleare iraniano. Parlando in Montana prima di lasciare il luogo di un comizio legato alle elezioni di metà mandato del novembre 2026, ha dichiarato: «La guerra contro l’Iran finirà molto presto. Nel momento in cui lo vorrò, finirà. Non avranno mai armi nucleari».

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Le sue parole lasciano aperta la possibilità di ulteriori operazioni militari, anche se non indicano tempi o obiettivi precisi. Il riferimento alle elezioni di medio termine, previste per i primi di novembre, aggiunge un elemento politico alla gestione della crisi.


L’opzione della bomba più potente

In questo quadro, l’esercito degli Stati Uniti avrebbe preparato piani per colpire infrastrutture energetiche e installazioni nucleari iraniane. Tra le alternative considerate figurerebbe anche la GBU-43/B, conosciuta come la «Madre di tutte le bombe» e indicata come la più potente arma non nucleare presente nell’arsenale americano.

L’ordigno pesa 9,7 tonnellate e il suo eventuale impiego contro l’Iran segnerebbe un salto di livello significativo. Le valutazioni riguarderebbero possibili attacchi ordinati da Trump sia prima sia dopo l’appuntamento elettorale di novembre, ma non è stato annunciato che la decisione sia stata presa.

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