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Attualità 3 min di letturaAggiornato 1 ora fa

Iran, Netanyahu chiede a Trump nuovi attacchi dopo il voto

Il premier israeliano avrebbe sollecitato un’azione dopo il 3 novembre, ma Washington punta ancora sui negoziati

Aggiornamento delle 20:43

Donald Trump ha dichiarato che resterebbero da affrontare «uno o due siti» iraniani, citando anche Pickaxe Mountain. La posizione, riferita da Bloomberg, segnala che il presidente Usa non considera conclusa l’operazione militare.

Benjamin Netanyahu avrebbe chiesto a Donald Trump di valutare nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. La richiesta sarebbe emersa durante un colloquio telefonico tra il premier israeliano e il presidente statunitense, avvenuto sabato 31 ottobre.

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Il confronto tra Washington e Teheran

Al centro della telefonata ci sarebbero stati i negoziati tra Stati Uniti e Iran e i tempi di un’eventuale ripresa delle operazioni militari. Fonti israeliane hanno descritto la conversazione come «dura», mentre una fonte americana l’ha definita «diretta».

Secondo quanto riferito da Axios, Netanyahu sarebbe preoccupato dalla scelta di Trump di lasciare ancora spazio alla diplomazia. Il presidente americano, infatti, sembrerebbe intenzionato ad attendere l’evoluzione dei colloqui con Teheran invece di fissare già una nuova offensiva.

La tensione era aumentata nei giorni precedenti, dopo le indiscrezioni sulla possibile ripresa dei bombardamenti. Teheran aveva reagito minacciando una risposta immediata e avvertendo che un eventuale conflitto avrebbe potuto estendersi oltre l’area mediorientale.


Le minacce dei vertici iraniani

La Guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato ai vertici militari di prepararsi a colpire senza vincoli territoriali in caso di nuove azioni contro il Paese. «Se i nemici dovessero lanciare nuovamente attacchi militari o terroristici, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare il momento e le condizioni della loro fine», ha dichiarato.

Khamenei ha inoltre chiesto di ampliare l’elenco degli obiettivi, includendo risorse materiali e non materiali riconducibili a Stati Uniti e Israele. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha avvertito che una nuova guerra potrebbe durare più a lungo delle precedenti e che Trump non avrebbe la possibilità di stabilirne tempi e condizioni.

Akraminia ha aggiunto che il conflitto, qualora riprendesse, potrebbe superare i confini dell’Asia occidentale. I pasdaran avrebbero già aggiornato i propri obiettivi e i piani operativi, mentre gli effetti degli scontri starebbero coinvolgendo anche i traffici marittimi: navi cargo e petroliere sono in difficoltà nello stretto di Hormuz e nel Golfo, con ricadute sull’economia mondiale.

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I colloqui cercano una via d’uscita

Nonostante le minacce, il canale diplomatico resta aperto. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza iraniano, ha definito un «buon segno» la lettera inviata dal vicepresidente americano JD Vance.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha invitato Washington a privilegiare la ragione e la diplomazia. «Le consultazioni sono in corso, ma non siamo ancora giunti a una conclusione definitiva», ha precisato, confermando che i contatti non hanno prodotto un accordo conclusivo.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno auspicato un’intesa diplomatica, sostenendo che un’altra ondata di combattimenti danneggerebbe l’intera regione. La ricerca di un accordo si svolge però mentre proseguono anche le tensioni tra Arabia Saudita e Houthi yemeniti.


Gli attacchi tra Arabia Saudita e Houthi

Secondo i mezzi d’informazione iraniani, i ribelli sostenuti da Teheran hanno colpito un complesso industriale a Damman, in Arabia Saudita. L’azione confermerebbe le minacce rivolte agli impianti petroliferi di Aramco e agli aeroporti del regno.

I media legati agli Houthi hanno invece sostenuto che l’Università di Hodeida sia stata colpita da due raid condotti dalle forze saudite. Sul piano diplomatico, il ministero degli Esteri iraniano ha inserito la Royal Navy e la Raf britanniche tra le «organizzazioni terroristiche» e ha definito i servizi segreti britannici Mi6 un «gruppo ostile», accusandoli di sostenere gli Stati Uniti.

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