431notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Il colpevole perfetto e il prezzo delle periferie

Il caso di Youssef Siher riaccende il dibattito tra accuse ancora da chiarire, repressione delle violenze e responsabilità politiche verso giovani senza lavoro e prospettive.

La ricerca di un volto da trasformare in simbolo del male rischia di oscurare le domande più difficili emerse dopo le devastazioni di Milano. Nel mirino è finito Youssef Siher, italiano di genitori marocchini, indicato in relazione a un’indagine della Digos per istigazione a delinquere con finalità terroristiche.

Offerta del giorno25 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 67 giorni
********


Un’accusa ancora tutta da verificare

A carico di Siher, al momento, risulta una nota investigativa della Digos. Non c’è però un’accusa formalizzata da un magistrato, né una convalida da parte di un giudice: per questo sarà necessario attendere che le contestazioni e i fatti attribuiti all’uomo vengano precisati e resi pubblici.

Le devastazioni avvenute a Milano sono un dato concreto, così come resta da accertare quale sia stato il suo eventuale ruolo. Siher ha lavorato in passato come giornalista autonomo e nel 2022 ha svolto uno stage nella redazione del Fatto online, seguito da collaborazioni occasionali; nel 2025 ha firmato due articoli sulla Tunisia, mentre nel 2026 non ne ha pubblicati. È inoltre descritto come ricercatore con competenze e referenze solide, oltre ad aver maturato altre esperienze professionali.


Il manganello non risolve la crisi

Il rischio è che su una singola persona vengano scaricate anche le tensioni sociali che attraversano le periferie degradate e coinvolgono molti giovani e giovanissimi. In questo modo, l’individuazione di un presunto responsabile diventerebbe il modo più semplice per evitare di discutere delle condizioni che hanno alimentato la rabbia esplosa nelle strade.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

La presidente del Consiglio ha richiamato il principio «chi rompe paga», una regola condivisibile e familiare a tutti. Ma alla responsabilità di chi commette reati dovrebbe accompagnarsi una risposta sulle cause: quali opportunità vengono offerte a chi entra nel mondo del lavoro, come si aiutano le famiglie povere e quali spazi, oltre alla strada, vengono messi a disposizione dei ragazzi.


Dove sono finiti gli investimenti?

Il governo dovrebbe chiarire anche come siano state utilizzate le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, presentato come il principale strumento per sostenere la nuova generazione. Il Parlamento, oltre a discutere degli strumenti di ordine pubblico, dovrebbe verificare quali interventi siano stati realizzati e dove siano confluiti i finanziamenti destinati ai giovani.

Resta poi senza risposta chi non ha un’occupazione, chi non vede un futuro e persino chi lavora ma teme di essere sostituito dall’intelligenza artificiale. Di fronte alle proteste, l’esecutivo dovrebbe ascoltare meno la tentazione dello scontro e concentrarsi sulle proprie responsabilità, indicando misure capaci almeno di attenuare la crisi. Altrimenti resteranno soltanto le mani sul manganello e un nuovo volto da esibire come colpevole.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere