Il colpevole perfetto e il prezzo delle periferie
Il caso di Youssef Siher riaccende il dibattito tra accuse ancora da chiarire, repressione delle violenze e responsabilità politiche verso giovani senza lavoro e prospettive.
La ricerca di un volto da trasformare in simbolo del male rischia di oscurare le domande più difficili emerse dopo le devastazioni di Milano. Nel mirino è finito Youssef Siher, italiano di genitori marocchini, indicato in relazione a un’indagine della Digos per istigazione a delinquere con finalità terroristiche.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Un’accusa ancora tutta da verificare
A carico di Siher, al momento, risulta una nota investigativa della Digos. Non c’è però un’accusa formalizzata da un magistrato, né una convalida da parte di un giudice: per questo sarà necessario attendere che le contestazioni e i fatti attribuiti all’uomo vengano precisati e resi pubblici.
Le devastazioni avvenute a Milano sono un dato concreto, così come resta da accertare quale sia stato il suo eventuale ruolo. Siher ha lavorato in passato come giornalista autonomo e nel 2022 ha svolto uno stage nella redazione del Fatto online, seguito da collaborazioni occasionali; nel 2025 ha firmato due articoli sulla Tunisia, mentre nel 2026 non ne ha pubblicati. È inoltre descritto come ricercatore con competenze e referenze solide, oltre ad aver maturato altre esperienze professionali.
Il manganello non risolve la crisi
Il rischio è che su una singola persona vengano scaricate anche le tensioni sociali che attraversano le periferie degradate e coinvolgono molti giovani e giovanissimi. In questo modo, l’individuazione di un presunto responsabile diventerebbe il modo più semplice per evitare di discutere delle condizioni che hanno alimentato la rabbia esplosa nelle strade.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
La presidente del Consiglio ha richiamato il principio «chi rompe paga», una regola condivisibile e familiare a tutti. Ma alla responsabilità di chi commette reati dovrebbe accompagnarsi una risposta sulle cause: quali opportunità vengono offerte a chi entra nel mondo del lavoro, come si aiutano le famiglie povere e quali spazi, oltre alla strada, vengono messi a disposizione dei ragazzi.
Dove sono finiti gli investimenti?
Il governo dovrebbe chiarire anche come siano state utilizzate le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, presentato come il principale strumento per sostenere la nuova generazione. Il Parlamento, oltre a discutere degli strumenti di ordine pubblico, dovrebbe verificare quali interventi siano stati realizzati e dove siano confluiti i finanziamenti destinati ai giovani.
Resta poi senza risposta chi non ha un’occupazione, chi non vede un futuro e persino chi lavora ma teme di essere sostituito dall’intelligenza artificiale. Di fronte alle proteste, l’esecutivo dovrebbe ascoltare meno la tentazione dello scontro e concentrarsi sulle proprie responsabilità, indicando misure capaci almeno di attenuare la crisi. Altrimenti resteranno soltanto le mani sul manganello e un nuovo volto da esibire come colpevole.
Continua a leggere
Dnipro, il prezzo dell’attacco: 4 morti e 22 persone ferite
Il presidente ucraino denuncia nuove vittime nei raid russi: tra i feriti figura anche una bambina di 11 anni.
Tumore polmonare, la combinazione che porta la sopravvivenza oltre 21 mesi
Lo studio DeLLphi-305 segnala una riduzione del rischio di morte e un aumento della sopravvivenza nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso.
Una proposta sul palco e tre ospiti: la notte speciale di Alfa
Il concerto milanese ha chiuso il tour nei palazzetti con una promessa d’amore, tre duetti e uno sguardo già rivolto ai prossimi progetti.
Ururi, il mistero dei due corpi: cosa devono chiarire gli esami
A lanciare l’allarme sono stati i vicini, insospettiti dall’assenza prolungata della 92enne e del figlio di 60 anni: la Procura valuta diverse ricostruzioni.