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Attualità 3 min di lettura31 min fa

IA, la sfida dei giovani imprenditori: l’Italia scelga dove investire

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare una leva decisiva per la produttività italiana.

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare una leva decisiva per la produttività italiana. Secondo il dato citato da Maria Anghileri, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, una diffusione rapida della tecnologia porterebbe a una crescita della produttività del lavoro superiore a un punto percentuale ogni anno: un possibile cambio di passo per un Paese fermo da 25 anni.

Intervenuta al 41° convegno di Capri dei Giovani imprenditori di Confindustria, dedicato a “StrategIA. Il futuro è un’impresa umana”, Anghileri ha chiesto ai partiti di mettere l’intelligenza artificiale al centro delle prossime scelte. «Servono scelte strategiche, non dividendi elettorali», ha affermato, invitando a valutare i programmi politici sulla loro capacità di guardare al futuro e non soltanto sui vincoli della finanza pubblica.

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Un piano concreto per l’intelligenza artificiale

La proposta è trasformare il Piano Ital.IA 2030 in uno strumento operativo. Tra le priorità indicate c’è la creazione di un’Unità di attuazione per l’intelligenza artificiale, incaricata di favorire sia l’utilizzo delle tecnologie sia lo sviluppo di competenze e soluzioni nazionali.

Anghileri ha inoltre indicato un AI Adoption Act capace di collegare ricerca, incentivi e infrastrutture, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese. Soltanto l’8% di queste aziende ha già avviato progetti legati all’intelligenza artificiale. Per colmare il divario, la proposta comprende anche poli specializzati, configurati come ZES AI, dove risorse pubbliche e private possano sostenere imprese innovative e realtà giovani.

Tra le altre iniziative figura il progetto “500 talenti per l’AI”: ogni anno, per cinque anni, dovrebbero essere selezionate 100 persone nei settori in cui l’Italia presenta le maggiori carenze, dagli algoritmi alla robotica fino alla sicurezza informatica. A scuola, invece, servirebbe un Alfabeto nazionale dell’intelligenza artificiale, così da offrire a studenti e docenti un patrimonio comune di conoscenze.

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Industria ed energia sono decisive

La strategia delineata dai Giovani imprenditori individua due principali direzioni di investimento. La prima riguarda l’intelligenza artificiale industriale, distribuita e applicata ai sistemi fisici, con l’obiettivo di trasformare la forza manifatturiera italiana in un vantaggio tecnologico e di accrescere il valore delle macchine prodotte nel Paese. La seconda interessa la ricerca scientifica e le scienze della vita.

Per Anghileri, però, la politica digitale non può essere separata da quella energetica. In Europa il fabbisogno elettrico dei centri di elaborazione dati è destinato a crescere di oltre il 70%, mentre le imprese italiane devono già fare i conti con costi dell’energia, del lavoro e del carburante, oltre che con burocrazia e instabilità normativa. «Siamo stanchi di pagare l’energia più cara d’Europa», ha detto a Capri, collegando il tema della competitività industriale anche al potere d’acquisto delle famiglie.


L’Europa deve ridurre la dipendenza

Nel suo intervento, la presidente dei Giovani imprenditori ha segnalato anche la fragilità del continente: oltre l’80% dei prodotti, servizi e infrastrutture digitali utilizzati nell’Unione europea dipende da fornitori esterni. Da qui la richiesta di costruire una filiera europea dell’intelligenza artificiale e di rafforzare la sovranità tecnologica dell’Unione.

Secondo Anghileri, servono un autentico mercato unico dei capitali, una maggiore integrazione tra risparmio e investimenti, il 28° regime e un mercato unico dell’energia. Per accelerare i progetti su energia, nucleare e intelligenza artificiale occorrono procedure più semplici e una corsia rapida, insieme al completamento della digitalizzazione della Pubblica amministrazione. «Confindustria è della partita», ha aggiunto, indicando nelle aziende più grandi i possibili capofila di un percorso condiviso con le nuove imprese.

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