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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Hormuz, Washington frena: il petrolio diventa l’arma di Teheran

La Casa Bianca avrebbe ridotto i raid contro le postazioni iraniane per contenere il rischio di una crisi energetica e militare prima del voto del 3 novembre.

È l’impatto economico della campagna contro Teheran a preoccupare maggiormente Washington. Brad Cooper, comandante del Comando centrale delle forze armate statunitensi, ha sostenuto venerdì che alcune milizie appoggiate dall’Iran, tra cui Hezbollah, Hamas e formazioni sciite irachene, starebbero trasferendo denaro ai Guardiani della rivoluzione iraniani, un tempo sostenuti finanziariamente dagli stessi gruppi.

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Sanzioni e blocco pesano su Teheran

Secondo Cooper, le difficoltà di bilancio dell’Iran sarebbero legate alla stretta imposta dagli Stati Uniti sul traffico marittimo e alle sanzioni. La combinazione di queste misure avrebbe già ridotto di 25 miliardi di dollari gli introiti petroliferi iraniani.

Il sostegno economico restituito dalle milizie agli apparati iraniani viene quindi presentato come una risposta alla pressione finanziaria. Le dichiarazioni del comandante descrivono una rete regionale che, invece di ricevere risorse da Teheran, avrebbe iniziato a convogliarle verso i Guardiani della rivoluzione.


La cautela americana nello Stretto

In questo quadro, la Casa Bianca avrebbe quasi fermato le incursioni contro i missili antinave iraniani e i dispositivi destinati al lancio dei droni nell’area dello Stretto di Hormuz. La scelta, secondo quanto riferito da Axios sulla base delle parole di un funzionario statunitense, sarebbe dettata dalla volontà di non alimentare un confronto più ampio prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.

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La pausa operativa non coinciderebbe però con un arretramento generale degli Stati Uniti. Washington continuerebbe a esercitare pressione su Teheran attraverso strumenti economici e attività navali, limitando la sospensione alle capacità offensive iraniane presenti nello Stretto.


Il rischio per i mercati petroliferi

L’amministrazione statunitense teme che nuovi attacchi possano convincere gli armatori a evitare quella rotta. Un calo dei transiti attraverso Hormuz avrebbe conseguenze sui quantitativi di greggio disponibili e potrebbe spingere rapidamente verso l’alto le quotazioni del petrolio.

La riduzione dei raid, tuttavia, avrebbe avuto anche un effetto indesiderato secondo la ricostruzione: Teheran sarebbe stata incoraggiata a intensificare le proprie azioni, con l’obiettivo di sostenere i prezzi energetici e aumentare la pressione politica su Donald Trump proprio in vista del voto.

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