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Attualità 1 min di lettura3 ore fa

Gundar-Goshen: il Paese resta chiuso nella paura

La scrittrice difende la soluzione dei due Stati e avverte: senza accordo, il conflitto rischia di diventare permanente.

Ayelet Gundar-Goshen sostiene che il Paese sia ancora bloccato dalla paura, come rinchiuso in un bunker, e fermo alla condizione di tre anni fa.

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Un Paese fermo nella paura

Nell’intervista, la scrittrice descrive una società incapace di uscire da una situazione dominata dal timore. L’immagine del bunker indica, nelle sue parole, un isolamento che impedisce di guardare oltre il presente.

Secondo Gundar-Goshen, questo blocco non riguarda soltanto la percezione del conflitto, ma anche la difficoltà di immaginare un percorso diverso. Il Paese, nella sua analisi, appare ancora ancorato a una fase iniziata tre anni fa.

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La soluzione dei due Stati

La scrittrice considera praticabile la prospettiva di due Stati e respinge l’idea che si tratti di un progetto irrealizzabile. «Due Stati non sono un’utopia, l’alternativa è la guerra eterna», afferma.

Il messaggio affidato all’intervista è quindi netto: senza una soluzione politica, il conflitto rischia di proseguire senza una conclusione. Per Gundar-Goshen, l’alternativa all’accordo non è una stabilità duratura, ma la continuazione della guerra.

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