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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Guatemala, la pace torna al centro: il ricordo a 30 anni dagli accordi

All’Università Rafael Landívar un confronto con negoziatori e protagonisti del processo che chiuse la guerra civile guatemalteca.

A trent’anni dalla firma degli Accordi di pace, il Guatemala ha riaperto il confronto sulla memoria del conflitto e sulle responsabilità necessarie per consolidare la riconciliazione. Il momento più atteso dell’incontro è stato il racconto di Roberto Bonini, coinvolto per la Comunità di Sant’Egidio nella fase più discreta del negoziato tra governo militare e guerriglia.

Bonini ha ripercorso il ruolo svolto dall’organizzazione nel creare occasioni di dialogo diretto fra le parti, anche attraverso riunioni riservate. Il primo di questi appuntamenti si svolse a Roma, all’interno di un convento di suore, e rappresentò uno dei passaggi del percorso che portò alla conclusione della guerra civile combattuta dal 1960 al 1996.

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Il valore della memoria condivisa

Il confronto si è svolto all’Università Rafael Landívar di Città del Guatemala e ha riunito circa 200 persone. In platea erano presenti esponenti della politica, studiosi, giornalisti, diplomatici, rappresentanti di organizzazioni internazionali e studenti universitari.

L’iniziativa, promossa con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia in Guatemala e della Comunità di Sant’Egidio, ha messo al centro tre temi: il ricordo del conflitto, il percorso di riconciliazione e l’impegno necessario per preservare la pace. Il titolo dell’appuntamento richiamava proprio l’idea che la costruzione della pace resti un compito ancora aperto.


I protagonisti del negoziato

Tra gli ospiti figuravano Raquel Zelaya, economista, ex componente della commissione governativa incaricata dei negoziati e firmataria degli accordi. È intervenuto anche il generale in congedo Julio Balconi, che all’epoca ricopriva l’incarico di Ministro della Difesa.

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Al tavolo ha preso parte inoltre Sandino Asturias, politologo e figlio di uno dei negoziatori della guerriglia dell’Urng. L’apertura dei lavori è stata affidata all’ambasciatore d’Italia in Guatemala, Gabriele Meucci, insieme al segretario generale dell’ateneo, Andrade-Abularach.


Dalla diplomazia al racconto personale

Nel suo intervento introduttivo, Meucci ha richiamato il principio del ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana. Il riferimento ha collegato la vicenda guatemalteca alla riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni e della società civile nei processi di pace.

L’esperienza di Bonini è confluita nel libro Dare una mano alla pace, dedicato all’azione della Comunità di Sant’Egidio durante i contatti riservati che facilitarono il dialogo tra i due schieramenti. La tavola rotonda ha così affiancato alla ricostruzione storica le testimonianze dirette di chi partecipò alle trattative.

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