Grazie e milioni: il caso Velutini scuote l’era Trump
La clemenza per il banchiere venezuelano è arrivata dopo una maxi-donazione politica e un accordo da oltre 50 milioni con Alina Habba.
Nel 2020, un’analisi del New York Times aveva rilevato che l’88% dei 45 atti di grazia o commutazione della pena firmati da Donald Trump aveva favorito persone vicine al presidente o impegnate a sostenere la sua agenda politica. Il dato torna al centro del dibattito mentre emergono nuovi casi di clemenza concessi durante il secondo mandato.
Sempre nel 2020, Trump aveva concesso il perdono anche a quattro ex dipendenti della società militare Blackwater, condannati per la strage di piazza Nisour, a Baghdad, dove nel 2007 furono uccisi 17 civili, compresi due bambini di 8 e 11 anni. La decisione aveva suscitato forti reazioni internazionali.
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Una rete di favori già contestata
Tra i beneficiari di quelle decisioni figuravano anche due persone coinvolte nel Russiagate e tre ex parlamentari repubblicani particolarmente vicini al presidente uscente. Nello stesso periodo, Trump aveva trasformato la grazia concessa a 20 figure controverse, condannate per reati gravi, in quello che fu definito un regalo natalizio ad amici, alleati e politici corrotti.
Un altro caso riguarda Tom Barrack, investitore miliardario e storico amico di Trump. Già tra i principali responsabili della campagna presidenziale del 2016, Barrack era stato accusato di aver svolto attività di pressione illegale per conto di governi stranieri e di aver difeso in segreto gli interessi di regimi del Golfo Persico, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, durante il primo mandato trumpiano. Per uscire dal carcere aveva versato una cauzione di 250 milioni di dollari.
I miliardari già graziati
La lista dei beneficiari comprende anche Joe Lewis, finanziere britannico e proprietario, attraverso il suo fondo fiduciario, della quota di maggioranza del Tottenham. Lewis si era dichiarato colpevole a New York di operazioni basate su informazioni riservate e aveva ricevuto una condanna a una multa di 5 milioni di dollari, oltre a tre anni di libertà vigilata.
Secondo l’accusa, tra il 2019 e il 2021 Lewis aveva comunicato dati riservati su quattro società in cui aveva investito a due piloti dei suoi aerei privati, oltre che ad amici, assistenti e soci. Il suo nome si è aggiunto a quello di altri facoltosi condannati per reati finanziari e poi graziati da Trump, come Changpeng Zhao, fondatore di Binance, e Trevor Milton, creatore di Nikola.
Il caso Herrera Velutini
In questo contesto si inserisce la vicenda del banchiere venezuelano Julio Herrera Velutini. Nell’agosto del 2025 l’uomo aveva chiuso un procedimento negli Stati Uniti con un accordo giudiziario particolarmente favorevole, relativo a una violazione minore delle norme sui finanziamenti elettorali. Nonostante la riduzione dell’accusa, Herrera considerava ancora quel precedente un danno alla propria reputazione penale.
Per ottenere la clemenza presidenziale, il banchiere si è rivolto a Christopher M. Kise, suo legale ed ex procuratore generale della Florida, che faceva anche parte del gruppo di avvocati personali di Trump. Nel frattempo, la figlia ventisettenne Isabela Herrera, cittadina americana, aveva versato 3,5 milioni di dollari a un comitato elettorale collegato al presidente.
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L’accordo con Alina Habba
Quella donazione, tuttavia, non aveva portato alla grazia entro l’autunno scorso. La famiglia Herrera ha quindi ingaggiato Alina Habba, già legale personale di Trump e, in quel periodo, consulente del Dipartimento di Giustizia.
Il contratto prevedeva 10 milioni di dollari l’anno per quattro anni, a cui si aggiungevano diversi premi. Considerando anche i bonus, il compenso complessivo garantito a Habba superava i 50 milioni di dollari.
L’intesa stabiliva che Habba guidasse l’ufficio legale di Concord Partners, società fondata da Isabela Herrera in Florida alla fine di ottobre 2025. L’azienda non ha una presenza pubblica significativa e non è chiaro quale sia esattamente il suo settore di attività. Habba ha assunto formalmente l’incarico il 1° gennaio.
Poche settimane più tardi, Trump ha firmato per Herrera una grazia completa e senza condizioni. Habba ha negato di aver avuto un ruolo nell’ottenimento del provvedimento; la stessa ricostruzione è stata respinta anche da un funzionario della Casa Bianca.
Un mercato della clemenza
Secondo il New York Times, durante il secondo mandato di Trump si è sviluppato un vero sistema attorno alle richieste di grazia. Persone molto ricche, già condannate o sotto accusa, si affiderebbero ad avvocati, intermediari e lobbisti incaricati di raggiungere l’amministrazione.
La convinzione maturata da molti richiedenti sarebbe che finanziare Trump e sostenere il suo programma politico rappresenti la strada più rapida verso l’amnistia. Il caso di Herrera, con la donazione da 3,5 milioni di dollari e il successivo contratto da oltre 50 milioni per Habba, alimenta ora nuove domande sul rapporto tra incarichi milionari, sostegno politico e concessione della clemenza presidenziale.
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