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Attualità 2 min di lettura15 ott

Gasolio alle stelle, i tir alzano la posta: il Sud teme il blocco nazionale

Le proteste spontanee partite nel Mezzogiorno possono allargarsi all’intero Paese, mentre le associazioni chiedono al governo aiuti urgenti e un confronto immediato

Il rischio non riguarda più soltanto le code ai distributori o i presidi locali: se la protesta degli autotrasportatori dovesse estendersi, la distribuzione delle merci potrebbe subire un arresto su scala nazionale. Nel Mezzogiorno le imprese denunciano costi ormai fuori controllo e chiedono risposte rapide prima che la mobilitazione sfugga a ogni coordinamento.

A preoccupare è soprattutto l’origine delle iniziative. I blocchi non sono stati proclamati dalle principali organizzazioni del settore, ma sono nati direttamente tra aziende e conducenti esasperati. Proprio questa dimensione spontanea rende difficile prevederne l’evoluzione e alimenta il timore di un rapido coinvolgimento di altre regioni.

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Il Sud prepara una nuova stretta

La situazione più delicata si registra in Puglia. A Taranto l’accesso alla raffineria Eni è stato ostacolato mentre proseguiva anche la mobilitazione legata ai lavoratori dell’ex Ilva. Le conseguenze si sono riflesse sui rifornimenti, sul trasporto pubblico e sul traffico aereo, mentre in varie zone si sono formate lunghe attese alle pompe per il timore di ulteriori interruzioni.

In Sicilia, invece, gli autotrasportatori hanno annunciato cinque giorni di fermo, dal 16 al 20 ottobre. Tommaso Antonino Calderone, responsabile FNV nell’Isola, ha criticato l’assenza di un incontro con il ministro Matteo Salvini e ha sostenuto che «il trasporto delle merci paralizzerà un'intera Regione», definendo la protesta una reazione a una situazione ritenuta ormai intollerabile.


Costi in salita e fondi attesi

Alla base della vertenza c’è l’incremento del gasolio, cresciuto di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio della guerra in Iran. Le tensioni sui mercati energetici e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno contribuito a spingere verso l’alto i carburanti, con effetti anche su agricoltori e pescatori, già alle prese con margini più ridotti.

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Conftrasporto, attraverso il presidente Pasquale Russo, sollecita la convocazione immediata delle rappresentanze del comparto. L’associazione chiede inoltre lo sblocco delle risorse previste dall’accordo di maggio contro il caro carburante, che a suo dire non sarebbero ancora state trasferite alle imprese, oltre a nuovi sostegni per compensare i rincari più recenti.


Unatras valuta il fermo nazionale

Anche Unatras, coordinamento delle principali associazioni dell’autotrasporto merci, denuncia un deterioramento ormai grave dei conti aziendali e l’assenza di un confronto con l’esecutivo. I suoi organismi dirigenti saranno convocati per decidere le prossime mosse, compresa l’eventuale proclamazione di uno stop nazionale dei servizi.

Un fermo prolungato avrebbe effetti ben oltre il settore dei camion. La strada rappresenta infatti uno dei principali canali per il movimento delle merci: supermercati, stabilimenti industriali, esercizi commerciali e filiere agroalimentari potrebbero risentire rapidamente della riduzione delle consegne. Conftrasporto avverte che, senza interventi immediati, la crisi del carburante rischia di trasformarsi in una paralisi della logistica e di trasferirsi sull’intera economia.

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