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Galatina, 43enne indagato: vietato avvicinare la moglie

La denuncia è arrivata dopo un ricovero per attacco di panico: 883 messaggi vocali e minacce via mail

A Galatina, nel Leccese, un 43enne è stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla moglie. La misura è stata adottata dopo la denuncia della donna, che ha riferito di anni di controllo e comportamenti persecutori.

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La denuncia dopo il ricovero

La decisione di rivolgersi ai carabinieri è maturata dopo un accesso in ospedale provocato da un forte attacco di panico. Gli accertamenti medici avrebbero evidenziato una condizione da affrontare con farmaci e un percorso psicologico.

Dopo il ricovero, la donna ha raccontato agli investigatori quanto sarebbe accaduto durante i 15 anni di relazione. La sua ricostruzione ha portato all’emissione del provvedimento, ritenuto necessario per impedire ulteriori contatti ravvicinati.


Messaggi, minacce e immagini private

L’allontanamento dalla casa coniugale avrebbe fatto aumentare le iniziative dell’uomo. Alla moglie sarebbero arrivati 883 messaggi vocali e 269 comunicazioni scritte; dopo il blocco del numero, il 43enne avrebbe utilizzato la posta elettronica per rivolgerle minacce.

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Tra le frasi riportate agli inquirenti figurano: «Come hai rovinato tu la mia vita, io rovino la tua» e «non ho più niente da perdere». L’uomo avrebbe inoltre mandato ai familiari della donna alcune sue immagini intime, con l’obiettivo di colpirla ulteriormente.


Quindici anni di controllo

Secondo quanto riferito dalla moglie, il marito avrebbe preteso aggiornamenti continui sui suoi spostamenti. Quando era fuori per lavoro, le chiedeva fotografie dei luoghi in cui si trovava e un resoconto dettagliato delle sue giornate, arrivando a voler conoscere anche i momenti dedicati al riposo.

La donna avrebbe avuto limitazioni nello studio universitario, nei rapporti con amici uomini, nell’uso dei social e nella scelta degli abiti. Durante una visita ginecologica, inoltre, il marito le avrebbe strappato la maglietta perché la considerava «troppo scollata». Il giudice ha descritto l’uomo come «patologicamente geloso».

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