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Attualità 2 min di lettura15 ott

Febbre a 40, il caso Pellegrini: Bassetti frena sui consigli agli atleti

L’infettivologo contesta il messaggio rivolto ai giovani nuotatori e invita a non trasformare esperienze estreme in modelli da imitare.

Il punto non è mettere in discussione la carriera di Federica Pellegrini, ma il rischio che alcuni suoi racconti vengano interpretati dai giovani come regole da seguire. A sollevare il problema è Matteo Bassetti, dopo un video in cui l’ex nuotatrice ha parlato della possibilità di allenarsi e gareggiare anche in condizioni fisiche difficili.

Nel filmato, registrato in una piscina di Livigno e pubblicato su Instagram, Pellegrini si rivolge a un gruppo di nuotatori. Tra gli esempi citati c’è anche quello di aver affrontato una gara con 40 di febbre e con una spalla lussata.

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Bassetti contesta il messaggio

La frase sulla febbre alta ha spinto l’infettivologo a intervenire sui social. Pur riconoscendo i risultati ottenuti dalla campionessa, Bassetti ha avvertito che simili episodi non dovrebbero diventare un modello per chi è ancora in formazione. Il timore è che il dolore o i sintomi di una malattia vengano considerati ostacoli da ignorare anziché segnali da valutare.

«Con 40 di febbre non si dovrebbe gareggiare», ha scritto Bassetti, spiegando che una temperatura così elevata può indicare un problema rilevante e che lo sforzo intenso potrebbe esporre l’organismo a conseguenze serie. Lo stesso principio, secondo il medico, vale per gli infortuni: prima di allenarsi o competere serve una valutazione professionale.


L’esperienza personale non è una regola

Nel suo video, Pellegrini aveva invitato gli atleti a non arrendersi quando non si è al massimo della condizione. Il suo ragionamento era che affrontare gradualmente le difficoltà in allenamento può aiutare a gestire gli imprevisti durante una gara. «Se non sto al 100%, ma al 60% perché ho mal di gola, entro e do comunque il massimo», aveva spiegato, ricordando poi di avere gareggiato anche con la febbre alta e una spalla fuori posto.

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Bassetti ha però distinto il racconto di ciò che è accaduto nella carriera della nuotatrice dai consigli destinati ai ragazzi. «I consigli sulla salute e sull’idoneità a gareggiare devono venire dai medici», ha ribadito, citando anche gli specialisti di medicina dello sport. A suo giudizio, i più giovani potrebbero prendere quelle esperienze come un esempio da replicare senza conoscere i rischi.


Quando fermarsi fa parte dello sport

L’infettivologo ha concluso il suo intervento richiamando il valore della prudenza. La determinazione, ha osservato, non coincide con l’obbligo di scendere in vasca in qualunque circostanza, soprattutto quando sono presenti febbre, dolore o traumi.

«Nessuna gara vale il rischio di compromettere il proprio benessere», è il messaggio finale di Bassetti. Per il medico, la cultura sportiva comprende anche la capacità di ascoltare il corpo e interrompere l’attività quando la salute lo richiede.

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