Eugenio Finardi spiega la scelta di Ballando con le Stelle
Il cantautore racconta il rifiuto delle case discografiche, i 24 chili persi e il suo rapporto con la notorietà.
Eugenio Finardi ha raccontato i motivi che lo hanno portato a partecipare a Ballando con le Stelle. Il cantautore ha parlato anche delle esperienze in cui ha rischiato la vita, tra parapendio e immersioni subacquee, e del passato segnato dall’uso di narcotici.
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La scelta dopo il rifiuto discografico
Alla domanda sulla sua presenza nel programma di Rai1 condotto da Milly Carlucci, Finardi ha risposto con una frase breve: «Cerco il futuro». Dietro la decisione, ha spiegato, ci sono il finanziamento della prossima tournée, il desiderio di aggiornare la propria immagine e la volontà di recuperare visibilità.
La partecipazione ha anche un significato legato all’età. Il suo ultimo album, Tutto, sarebbe stato respinto dalle case discografiche proprio per i limiti anagrafici, lasciandogli la sensazione che alcuni spazi fossero ormai chiusi per lui. Finardi ha raccontato di essersi sentito offeso da quella esclusione.
Nel 2025, dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal cardiologo, ha iniziato a ballare. La scelta è stata collegata agli studi che indicano il ballo come una delle attività più adatte alle persone anziane. Da allora, ha riferito, ha perso 24 chili.
Il programma e il rifiuto del mito
Finardi respinge l’idea che Ballando con le Stelle sia un semplice talent. A suo giudizio, il programma assomiglia piuttosto a un percorso nel quale i concorrenti sono spinti a raccontarsi e a portare alla luce aspetti personali inattesi. Per questo lo ha definito «una specie di comunità terapeutica».
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Il cantautore ha precisato che non prenderebbe parte a programmi come Grande Fratello o L’Isola dei famosi. La sua posizione sulla trasmissione di Rai1 nasce quindi da una distinzione precisa: non la considera una gara basata soltanto sulle capacità artistiche, ma un’esperienza capace di coinvolgere anche la dimensione privata.
Parlando della musica italiana, Finardi ha preso le distanze dall’idea di diventare una figura intoccabile. Non vuole essere trasformato in un monumento del cantautorato, come secondo lui sta accadendo ad alcuni grandi autori, tra cui Fabrizio De André, Francesco Guccini e Franco Battiato.
«Non voglio diventare l’Alfieri, il Tasso, il Manzoni del cantautorato», ha detto. Nel confronto con la letteratura, ha criticato Alessandro Manzoni e ha indicato invece Charles Dickens, Alexandre Dumas e Victor Hugo come riferimenti di livello superiore.
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