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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Economia civile, la sfida è già iniziata: energia, casa e nuove imprese

A Firenze il Festival Nazionale dell’Economia Civile ha messo a confronto cultura, inclusione abitativa, comunità energetiche e startup sostenibili.

La cultura è stata indicata da Matteo Spanò, Presidente Fondazione MUS.E Firenze, come una componente naturale del dibattito sull’economia civile. «Il festival è stato contaminato dalla cultura, ma è normale se si parla di un evento di economia civile come questo», ha osservato, introducendo una riflessione sul rapporto tra patrimonio culturale e sviluppo economico.


Due idee per un’economia inclusiva

Nel confronto dedicato a “Economia Sociale ed Economia Civile: due traiettorie per un futuro comune”, Stefano Zamagni, Professore Emerito di Economia Politica dell’Università di Bologna e già Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali 2019-2023, ha definito l’economia civile come una chiave di lettura della realtà, nata nella modernità dal pensiero francescano. Secondo Zamagni, sotto questo approccio possono convivere modelli differenti, tra cui l’economia sociale, applicata in contesti storici e geografici specifici.

Gabriele Sepio, avvocato tributarista e Segretario Generale della Fondazione Terzjus, ha ricondotto gli attuali modelli dell’economia sociale alla storia dell’economia civile. Si tratta, ha spiegato, di organizzazioni senza finalità di lucro che affrontano i bisogni collettivi attraverso forme di gestione democratiche e partecipate. Il riferimento storico, ha aggiunto, può sostenere l’attuazione del Piano nazionale per l’economia sociale, fondato su reciprocità, gratuità e mutualità.


La startup che riparte dal territorio

Il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026 è stato assegnato ad “Atipiche”, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti. Il progetto usa la fermentazione come punto di partenza per un sistema che unisce filiera corta, produzioni locali, attività agroalimentari, laboratori, formazione sul cibo, catering ed esperienze legate al territorio.

L’iniziativa è stata scelta tra quelle promosse da aspiranti imprenditori o da startup nate da meno di 36 mesi e orientate allo sviluppo sostenibile. Silvia Rossi, Direttrice Fondosviluppo, ha sottolineato che il radicamento locale può diventare un vantaggio competitivo soltanto se accompagnato da innovazione, competenze manageriali, strumenti digitali, investimenti e sostenibilità economica. Franco Ferrarini, Vicepresidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato il sostegno offerto dal Credito Cooperativo a cooperative e nuove imprese, citando il dato dell’Istituto Tagliacarne: i clienti del settore crescerebbero il 12% in più rispetto agli altri e svilupperebbero maggiori relazioni di rete.


Casa e margini sociali

Il tema dell’abitare è stato affrontato nel panel “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”, con Alessandro Maggioni, Presidente CCL – Consorzio Cooperative Lavoratori, Anna Meli, Presidente di COSPE, Lorenzo Terzani, Presidente Consorzio Fabrica, e Alessandro Santoni, Coordinatore Nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e Sindaco Comune di San Benedetto Val di Sambro.

Terzani ha ricordato che Consorzio Fabrica lavora da circa 15 anni sulle politiche abitative rivolte alle fasce più fragili, nonostante inizialmente questo campo fosse ritenuto estraneo al ruolo delle cooperative sociali. Meli ha evidenziato che l’emergenza abitativa pesa soprattutto su precari, giovani, studenti e persone con redditi bassi o medio-bassi, con difficoltà ulteriori quando alla vulnerabilità economica si sommano origine straniera, discriminazioni legate al colore della pelle o problemi con il permesso di soggiorno.

Santoni ha collegato la condizione dei piccoli comuni alla possibilità concreta di scegliere. Questi enti rappresentano circa il 70% dei comuni italiani e, secondo il suo intervento, non costituiscono una realtà separata dal resto del Paese, ma una parte decisiva del suo futuro.

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Energia, partecipazione e accesso

La “democrazia energetica” ha occupato il programma pomeridiano della terza giornata dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, a Firenze. Nel corso dell’incontro è stata presentata una ricerca sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, realizzata nel quadro del percorso CERIS insieme all’Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile.

Lo studio ha esaminato 351 CER, comprese quelle solidali e a impatto sociale. L’analisi rileva una maggiore presenza nelle aree dotate di reti associative e istituzionali solide, mentre i risultati migliori arrivano da strutture partecipate da più soggetti. Tra gli effetti indicati figurano riduzione dei consumi, contrasto alla povertà, investimenti sul territorio e rafforzamento dei legami sociali.

Resta tuttavia limitata la conoscenza dello strumento: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il valore più basso tra quelli considerati. Tra le proposte emerse c’è il riconoscimento delle CER come soggetti economici, con accesso alle risorse, obblighi di trasparenza e responsabilità nella gestione.


Dall’Amazzonia alla transizione italiana

Mario Mantovani, ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato nel dibattito l’esperienza dell’Amazzonia, dove vivono circa 20 milioni di persone. Tra 2 e 4 milioni risiedono nei principali centri urbani, mentre la maggioranza abita nella foresta: per queste comunità, ha spiegato, l’accesso all’energia rappresenta una questione di democrazia.

L’associazione da lui rappresentata punta a portare pannelli solari, connessione internet e strumenti utili all’integrazione delle popolazioni locali. Il progetto comprende anche il sostegno alle attività di raccolta ed estrazione, dalla noce del Brasile alle materie prime utilizzate nei cosmetici, con l’obiettivo di evitare che i produttori siano penalizzati dagli acquirenti. Conoscere i prezzi internazionali e ottenere certificazioni, secondo Mantovani, permette di costruire filiere più eque e capaci di generare sviluppo.

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca CNR e divulgatore, ha sostenuto che il 90% delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. In Italia, ha ricordato, Terna ha ricevuto richieste di allacciamento per 300 GW da impianti rinnovabili, a fronte di una potenza di picco compresa tra 45 e 50 GW: realizzarne un decimo sarebbe già un risultato significativo. Il limite principale, ha concluso, riguarda anche le competenze pratiche, a cominciare dalla disponibilità di elettricisti.

Il programma della giornata ha così riunito cultura, mutualità, innovazione, politiche abitative e accesso all’energia, mantenendo al centro il rapporto tra sviluppo economico e partecipazione delle comunità.

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