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Attualità 2 min di lettura5 giorni fa

Due anni senza supplenze: il caso nato da un errore nei punteggi

Una docente precaria contesta la sanzione ricevuta dopo aver rinunciato a un incarico assegnato sulla base di dati di servizio che, sostiene, erano stati segnalati ma mai corretti.

Per la docente precaria, il rifiuto di una cattedra si è trasformato nell’esclusione dalle supplenze annuali per l’intero biennio 2026-2028. Alla base della rinuncia ci sarebbe un problema nei servizi registrati sulla piattaforma ministeriale, che avrebbe ridotto il punteggio e modificato l’ordine delle preferenze. Dopo il rigetto della richiesta di annullamento in autotutela, l’insegnante sta considerando l’ipotesi di ricorrere contro il provvedimento.


Il rifiuto blocca gli incarichi annuali

La penalità riguarda le nomine fino al 31 agosto o al 30 giugno, senza limiti legati alla provincia o alla regione. Rimane eventualmente la possibilità di ottenere supplenze brevi, ma la docente riferisce che anche in questi casi l’applicazione della sanzione potrebbe dipendere dalla decisione della scuola.

«La sanzione che mi hanno inflitto per l’intero biennio 2026-2028 consiste nel non poter accettare per due anni scolastici supplenze annuali», spiega. La situazione, secondo il suo racconto, è ancora più difficile perché figura negli elenchi regionali dopo aver superato due concorsi: nonostante questo requisito, non potrebbe lavorare per un errore che attribuisce all’amministrazione.


Un punteggio contestato da marzo

La vicenda sarebbe iniziata a marzo, quando mancavano ancora alcune settimane alla conclusione della procedura per indicare le preferenze sulle supplenze. La docente si sarebbe accorta che nel sistema non risultavano correttamente diversi periodi lavorati in più istituti e avrebbe quindi contattato la segreteria, l’amministrazione e gli uffici scolastici, senza ottenere la modifica dei dati.

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Secondo la ricostruzione dell’insegnante, il punteggio più basso ha prodotto un’assegnazione molto distante dalle sue preferenze. L’incarico, inoltre, le avrebbe imposto condizioni difficili da sostenere: un secondo affitto e circa quattro ore quotidiane di viaggio, in una zona con strade deteriorate e collegamenti pubblici insufficienti. «Avrei dovuto pagare un altro affitto perché altrimenti mi aspettavano quattro ore di viaggio al giorno, tra andata e ritorno», racconta.


La difesa dell’ufficio scolastico

La diffida presentata dalla docente per chiedere la correzione e impedire la sanzione non è stata accolta. Nel respingerla, l’ufficio avrebbe richiamato la finestra di cinque giorni prevista per contestare i dati della graduatoria, sostenendo che il reclamo non sarebbe stato presentato nei tempi stabiliti.

L’insegnante, tuttavia, sostiene di aver segnalato le anomalie molto prima della pubblicazione degli elenchi. Per questo contesta che il caso venga trattato come una semplice opposizione tardiva: a suo avviso, l’amministrazione avrebbe potuto intervenire anche dopo la scadenza dei cinque giorni attraverso l’autotutela. Resta ora da stabilire se la controversia verrà portata davanti a un giudice.

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