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Attualità 3 min di lettura13 ott

Droni e sabotaggi, la NATO davanti al rischio di escalation

Dopo gli attacchi a due navi nel Mar Nero, Varsavia chiede agli alleati di definire una risposta se le operazioni russe dovessero provocare vittime

Due navi sono state colpite al largo della Bulgaria, nel Mar Nero, in un episodio che riaccende l’allarme sulle azioni attribuite alla Russia contro obiettivi europei. Il premier bulgaro Rumen Radev ha annunciato la convocazione dell’ambasciatrice russa e ha informato la NATO, definendo gli attacchi inaccettabili.

Secondo la ricostruzione di Radev, una nave battente bandiera maltese e di proprietà ucraina sarebbe stata raggiunta da tre droni aerei dopo il primo segnale di emergenza, arrivato all’1.30 ora locale. L’equipaggio è stato tratto in salvo. In seguito un’altra imbarcazione è stata colpita e affondata: un membro dell’equipaggio è stato soccorso.

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Il Mar Nero alza la tensione

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha parlato con Radev e ha confermato che l’Alleanza seguirà da vicino la situazione nella regione. Rutte ha affermato: «Continueremo a lavorare a stretto contatto con i nostri Alleati nel Mar Nero», ricordando il rafforzamento già disposto lungo il fianco orientale.

La NATO, ha aggiunto Rutte, continuerà a controllare l’evoluzione del quadro di sicurezza e modificherà, quando necessario, il proprio assetto di deterrenza e difesa. L’episodio navale si inserisce così in un contesto più ampio di preoccupazione tra i Paesi dell’area orientale dell’Alleanza.


Varsavia teme il salto di qualità

Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha chiesto agli Stati membri di prepararsi a una possibile risposta a un attacco ibrido russo capace di provocare vittime. A suo giudizio, con l’intensificarsi delle operazioni di destabilizzazione aumenta anche il rischio che qualcuno venga ucciso.

«La questione è cosa costituisca un attacco, un attacco transfrontaliero», ha spiegato Sikorski, distinguendo tra i danni alle proprietà e uno scenario nel quale inizino a morire persone. In quest’ultimo caso, secondo il ministro, la NATO dovrebbe aprire una discussione molto più seria sulla reazione da adottare.

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Articolo 4 e articolo 5

Sikorski ha ricordato che Polonia ed Estonia hanno già richiesto consultazioni ai sensi dell’articolo 4 dell’Alleanza dopo violazioni del loro spazio aereo da parte di droni e aerei da combattimento russi. Questo passaggio consente agli alleati di esaminare una minaccia comune, ma non equivale all’attivazione della difesa collettiva.

L’articolo 5 prevede infatti una risposta comune quando uno Stato membro subisce un attacco armato. Finora è stato applicato una sola volta, dagli Stati Uniti, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 compiuti da al-Qaeda. Il ministro polacco ha osservato che non esiste una soglia condivisa e automatica per stabilire quando Mosca abbia oltrepassato il limite: «Si tratta di una questione di giudizio. Non esiste una definizione predefinita e condivisa».


La stretta proposta sui cittadini russi

Varsavia e gli altri Paesi confinanti con la Russia segnalano un aumento di attacchi informatici, intrusioni nello spazio aereo e tentativi di sabotaggio contro infrastrutture e obiettivi europei. Queste azioni vengono considerate parte di una campagna destinata a indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina.

Per reagire, Sikorski ha proposto misure diplomatiche più dure: chiusura dei consolati russi, limiti agli spostamenti dei diplomatici nei Paesi in cui sono accreditati e una riduzione complessiva del loro numero. La Polonia, ha spiegato, ha già eliminato i consolati russi presenti sul proprio territorio.

Il ministro ha inoltre sostenuto l’obbligo di un passaporto biometrico per i cittadini russi che entrano nell’Unione europea, così da ostacolare i viaggi sotto falsa identità. Ha anche appoggiato una diminuzione dei visti turistici concessi dall’Ue: l’anno scorso quelli rilasciati sono stati quasi 500.000.

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