Diesel russo e Ucraina: la trappola che divide Washington dall’Europa
A Roma l’ambasciatore Ihor Brusylo avverte sui rischi dell’intesa energetica tra Trump e Putin e chiede all’Europa di rafforzare la propria sicurezza.
La pace, per Kiev, resta un obiettivo urgente ma non può tradursi in un accordo che lasci l’Ucraina esposta a una nuova offensiva. È questo il punto fermo indicato da Ihor Brusylo, ambasciatore ucraino in Italia, durante un confronto con gli studenti organizzato a Roma nell’ambito del Festival della Diplomazia.
Nel suo intervento, il diplomatico ha collegato il futuro dei negoziati alla tenuta del rapporto tra Stati Uniti ed Europa. Secondo Brusylo, senza il sostegno americano non sarà possibile costruire una soluzione stabile, mentre Mosca starebbe sfruttando anche l’intesa sul diesel per aumentare la propria influenza politica.
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La pace non può lasciare Kiev scoperta
Brusylo ha spiegato che l’Ucraina è disponibile a prendere parte a qualunque formato negoziale capace di avvicinare la fine del conflitto. La disponibilità al dialogo, però, non coincide con l’accettazione di un’intesa priva di garanzie: Kiev vuole conservare gli strumenti necessari a scoraggiare una nuova aggressione russa.
“Vogliamo che questa guerra finisca con la massima urgenza, ma non a qualsiasi costo”, ha affermato l’ambasciatore davanti alla platea internazionale riunita nella sede dell’Associazione della Stampa estera. Rispondendo a una domanda sulle eventuali rinunce territoriali, sull’adesione all’Unione europea o su una futura partecipazione alla NATO, ha spostato il centro del problema dalla lista delle concessioni alla tutela della sovranità e delle persone che vivono nei territori coinvolti.
Per Brusylo, ogni conflitto arriva prima o poi a una trattativa diplomatica. La questione decisiva è impedire che l’accordo diventi soltanto una sospensione temporanea delle ostilità, seguita da un nuovo attacco.
Il diesel vale più del suo mercato
L’elemento più politico dell’incontro è stato individuato nell’accordo energetico tra Donald Trump e Vladimir Putin. Il primo carico diretto negli Stati Uniti dovrebbe ammontare a circa 300mila barili, pari a 40mila tonnellate di diesel russo. Una quantità ridotta rispetto ai consumi statunitensi, stimati in circa quattro milioni di barili al giorno.
Proprio il divario tra le dimensioni della fornitura e il mercato americano porta l’ambasciatore a leggere l’operazione soprattutto in chiave geopolitica. “La Russia non sta cercando di vendere diesel, ma influenza”, ha detto Brusylo, sostenendo che il valore dell’intesa non risieda tanto nel prodotto quanto nel messaggio rivolto agli equilibri internazionali.
A suo giudizio, il Cremlino punta a indebolire il legame tra Washington e le capitali europee, presentando l’Europa come la parte più fragile dell’Occidente. Il rischio, ha aggiunto, è che gli Stati Uniti vengano spinti verso una visione basata sulle sfere d’influenza, con un ruolo sempre più marginale per il continente europeo.
Per questo l’ambasciatore ha definito l’accordo una possibile trappola politica, evitando tuttavia di trasformare la critica in un attacco personale a Trump. Washington, ha sottolineato, rimane indispensabile per risorse finanziarie, tecnologia e capacità industriale e militare. Brusylo ha inoltre escluso che gli Stati Uniti possano disinteressarsi del dossier ucraino, considerato parte di una sfida più ampia all’ordine internazionale.
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L’Europa deve colmare il ritardo
Il giudizio dell’ambasciatore è stato più severo nei confronti dei Paesi europei. A quasi cinque anni dall’inizio dell’invasione, secondo Brusylo, l’Europa ha avuto tempo sufficiente per rafforzare la propria difesa e sviluppare una maggiore autonomia strategica.
Le risorse, ha osservato, non sarebbero il principale ostacolo: il continente dispone di capitali, competenze, apparati industriali e capacità tecnologiche. Il problema riguarda piuttosto la consapevolezza che la forza economica, da sola, non garantisce più un peso politico adeguato sulla scena globale.
Il diplomatico ha insistito anche sul rapporto tra sicurezza e vita quotidiana. La difesa non dovrebbe essere considerata una spesa contrapposta alla prosperità, ma la condizione che consente di proteggere scuole, ospedali e infrastrutture. In Ucraina, ha ricordato, molti bambini seguono le lezioni nei rifugi sotterranei: una realtà che rende concreto ciò che in Europa viene spesso discusso in termini teorici.
La costruzione di una capacità difensiva comune, ha aggiunto, dovrebbe superare gli schieramenti politici nazionali. Tra i Paesi che starebbero maturando questa consapevolezza ha citato il Regno Unito e la Germania, precisando che l’obiettivo non è soltanto riarmarsi, ma aumentare il peso dell’Europa nel mondo.
Istanbul, una ricostruzione contestata
Nel confronto con gli studenti, tra i quali erano presenti giovani italiani, ucraini, georgiani, moldavi, kazaki, turchi, bulgari, taiwanesi e filippini, è emerso anche il tema dei colloqui di Istanbul del 2022. Un partecipante georgiano ha richiamato la versione secondo cui Boris Johnson avrebbe convinto Kiev a non firmare un’intesa con Mosca durante una visita in Ucraina.
Brusylo ha respinto questa ricostruzione, descrivendola come una narrazione trasformata in fatto. A suo dire, Johnson portò sostegno politico e incoraggiamento alla resistenza ucraina, senza imporre al governo di Kiev la prosecuzione del conflitto.
Quanto alla posizione russa nei colloqui, l’ambasciatore ha sostenuto che Mosca non mostrasse una reale intenzione di raggiungere la pace. I rappresentanti politici russi, nella sua ricostruzione, ripetevano soprattutto linee già definite, mentre gli esponenti militari apparivano più consapevoli dell’andamento effettivo della guerra.
La discussione ha toccato infine anche la sicurezza del Mar Nero e le prospettive europee della Georgia, allargando il confronto oltre i confini dell’Ucraina. L’incontro, promosso davanti alla presidente dell’Associazione Patricia Thomas, ha così riunito il tema dei negoziati, il ruolo americano e la necessità per l’Europa di assumersi maggiori responsabilità nella propria difesa.
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