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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Crediti fiscali, la soglia scende a 30mila euro: cosa cambia

La manovra valuta nuovi limiti alle compensazioni per chi ha debiti fiscali e il blocco dei crediti comprati da partite Iva non più operative.

La soglia per utilizzare i crediti fiscali in compensazione potrebbe abbassarsi ancora, arrivando a 30mila euro di debiti iscritti a ruolo e non saldati. È una delle ipotesi inserite nel pacchetto di misure allo studio per la prossima legge di Bilancio, insieme a un intervento contro le società costituite soltanto per operare per breve tempo e accumulare debiti.

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Compensazioni, nuovo limite in vista

La proposta riguarda i contribuenti che presentano importi dovuti al Fisco, ormai scaduti e registrati a ruolo, per imposte erariali e relativi accessori. In presenza di almeno 30mila euro di debito, scatterebbe il divieto di compensare crediti tra tributi differenti, cioè attraverso le cosiddette compensazioni orizzontali.

Il meccanismo rappresenterebbe un ulteriore irrigidimento delle regole. Dal 1° gennaio scorso, infatti, il limite era già stato portato da 100mila a 50mila euro; la nuova proposta lo ridurrebbe ulteriormente, con decorrenza dal 1° gennaio. Per riottenere la possibilità di compensare, il contribuente dovrebbe versare una parte dell’importo dovuto, così da riportare l’esposizione sotto la soglia prevista.


Il peso crescente dei crediti

L’intervento punta a impedire che chi non ha pagato vecchie pendenze possa continuare a ridurre le imposte utilizzando crediti maturati o acquistati. La stretta si inserisce nel percorso già avviato con la manovra 2026 e collegato agli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sulla riforma dell’amministrazione fiscale.

La rilevanza delle compensazioni emerge dai dati sulle entrate. Nei primi otto mesi del 2026 il loro valore ha superato 36 miliardi di euro, segnando un aumento del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita è stata particolarmente evidente per le imposte dirette, con 732 milioni di euro in più su base annua.

La precedente riduzione della soglia era stata associata dall’Erario a maggiori incassi stimati in 207 milioni di euro ogni anno, a partire dal 2026. Il calcolo riguarda i crediti che non sarebbero più utilizzabili da contribuenti privi dei requisiti per la compensazione.

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Nel mirino le partite Iva inattive

Un secondo capitolo della stretta riguarda i crediti acquistati da soggetti che, nel frattempo, hanno cessato l’attività o risultano non più operativi. Tra le ipotesi c’è il divieto di utilizzarli nel modello F24, con l’obiettivo di rendere più difficile la circolazione di crediti legati a imprese ormai inattive.

L’attenzione si concentra soprattutto sulle strutture create per maturare crediti e lasciare poi debiti fiscali e previdenziali a carico di società prive di beni o attività. Le verifiche condotte dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza hanno fatto emergere anche sistemi fraudolenti basati su società fittizie e imprese utilizzate per emettere fatture false.


La stretta sulle attività fugaci

Il possibile blocco dei crediti si accompagna alla campagna contro le attività che aprono e cessano nel giro di poco tempo. Secondo il bilancio diffuso dal Governo sui quattro anni di attività, 20.300 posizioni irregolari sono state chiuse d’ufficio.

Il fenomeno non produce conseguenze soltanto sulle entrate pubbliche. Le imprese create per aggirare gli obblighi fiscali e contributivi possono infatti alterare la concorrenza nei settori interessati, con effetti sull’intera filiera produttiva e sulle aziende che rispettano le regole.

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