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Attualità 2 min di letturaAggiornato 45 min fa

Codacons, esposto contro Diaco per l’intervista a Ravagnani

Le associazioni contestano le domande sulla sfera privata di Ravagnani e chiedono verifiche a Rai, Agcom e Garante

Aggiornamento delle 10:17

Pierluigi Diaco ha raccontato di aver incontrato Alberto Ravagnani nel camerino prima della puntata, circostanza insolita per il conduttore. In quell’occasione, secondo la sua ricostruzione, lo avrebbe informato che l’intervista sarebbe stata diretta e avrebbe affrontato anche aspetti personali.

Codacons e AssoUrt hanno presentato un esposto contro l’intervista ad Alberto Ravagnani trasmessa il 3 novembre durante BellaMa, il programma condotto da Pierluigi Diaco. Le associazioni chiedono accertamenti, possibili sanzioni e la sospensione temporanea della trasmissione.

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Le richieste alle autorità

La segnalazione è stata inviata ad Agcom, al Garante per la protezione dei dati personali, alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai e al Consiglio di amministrazione della Rai. L’obiettivo è verificare eventuali responsabilità legate alle domande rivolte all’ospite e alle modalità con cui è stata realizzata l’intervista.

Alla Rai viene chiesto di esaminare sia i comportamenti individuali sia le responsabilità editoriali, valutando lo stop di BellaMa fino alla conclusione degli accertamenti. Le due associazioni sollecitano inoltre le dimissioni di Diaco e invitano i vertici dell’azienda a considerare, se necessario, la revoca dell’incarico e ulteriori provvedimenti disciplinari o contrattuali.


Il nodo della privacy

Secondo Codacons e AssoUrt, il colloquio avrebbe insistito sull’orientamento sessuale e sulle esperienze intime di Ravagnani. La richiesta ad Agcom comprende l’acquisizione della registrazione completa e l’avvio delle verifiche previste dalla normativa, con l’eventuale applicazione delle sanzioni.

Il Garante dovrà invece valutare la legittimità della raccolta e della diffusione di dati riferiti alla vita sessuale dell’ospite, considerando anche possibili limiti alla circolazione successiva dei contenuti. La Commissione parlamentare di vigilanza Rai è stata invitata a chiedere spiegazioni ai vertici dell’azienda, anche tramite audizioni.

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Le norme richiamate

L’esposto richiama l’articolo 5 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, che tutela la dignità e la riservatezza anche delle persone conosciute dal pubblico. La diffusione di aspetti privati, sostengono le associazioni, dovrebbe essere giustificata soltanto da un interesse pubblico effettivo.

Sono citati anche gli articoli 136 e 137 del Codice della privacy e le regole deontologiche sull’attività giornalistica, che prevedono garanzie specifiche per le informazioni legate alla sfera sessuale. Codacons afferma che «accettare un’intervista non significa infatti rinunciare alla propria riservatezza», perché libertà d’informazione e dignità personale devono essere bilanciate.

Nel documento viene infine richiamato il ruolo editoriale della Rai come concessionaria del servizio pubblico, in relazione alle disposizioni del Contratto nazionale di servizio 2023-2028.

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