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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Carlo Cornaglia dedica a Meloni una biografia satirica in versi

Il volume di Aliberti esce il 30 ottobre e contiene la prefazione di Filippo Ceccarelli e un proemio in rima.

È uscito il 30 ottobre «Me chiamo Giorgia», il nuovo libro di Carlo Cornaglia dedicato a Giorgia Meloni. L’autore ripercorre in versi la formazione, la carriera politica e l’ascesa della presidente del Consiglio.

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Il ritratto firmato da Ceccarelli

La prefazione è affidata a Filippo Ceccarelli, che legge il rapporto tra politica e poesia attraverso il ritmo dell’endecasillabo. Secondo il giornalista, la metrica riesce a restituire il passo del potere, dalle accelerazioni della leadership ai momenti di stanchezza e ripetitività.

Cornaglia, scrive Ceccarelli, lavora da anni sui protagonisti della vita pubblica italiana, studiandone vicende e caratteri per trasformarli in componimenti ironici. Dopo aver affrontato Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Matteo Salvini e Giorgio Napolitano, il poeta si concentra ora sulla leader di Fratelli d’Italia.

La prefazione osserva che Meloni presenta una combinazione particolare di autoironia, energia da comizio e atteggiamenti talvolta aggressivi. Ceccarelli la descrive come una figura che «s’impone sul proscenio come una piccola donna combattiva che comanda su un contorno di maschi giuggioloni».

L’attenzione si sposta anche sulle persone che la circondano: dalla sorella Arianna alla squadra di ministri e dirigenti vicini alla premier. Sono proprio questi rapporti, secondo la lettura proposta nel testo, a offrire a Cornaglia alcuni degli spunti più efficaci per la satira.

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Il proemio in endecasillabi

Nel proemio Cornaglia ricorda i libri dedicati ai precedenti leader politici e presenta il nuovo lavoro come una risposta ironica all’autobiografia *Io sono Giorgia*. Il poeta chiarisce di aver letto quel volume prima di costruire la propria versione satirica della vicenda personale e pubblica della premier.

I versi toccano l’infanzia, la scuola, la famiglia, l’attività militante, il partito e il rapporto con i simboli della destra italiana. Tra i riferimenti compaiono anche Giorgio Almirante, la militanza giovanile e il periodo in cui Meloni lavorò come guardarobiera.

Il testo segue quindi il percorso che ha portato la leader fino alla guida del governo, soffermandosi sulle aspirazioni, sulle difficoltà e sui passaggi politici della sua storia. Nel finale del proemio, Cornaglia precisa che il racconto non comprende una salita al Quirinale.

Il libro di Aliberti si presenta così come una biografia non autorizzata costruita con rime, allusioni e osservazioni satiriche, mantenendo al centro la figura pubblica di Giorgia Meloni.

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