Caldo estremo, quasi 3 milioni di morti dal 2016
Il rapporto Lancet chiede di riconoscere il cambiamento climatico come emergenza sanitaria globale e indica i rischi per l’Italia
Il caldo estremo ha provocato quasi 3 milioni di decessi nel mondo tra il 2016 e il 2023. Solo nel 2023 le vittime stimate sono state 710 mila e oltre il 70% dei decessi è riconducibile ai cambiamenti climatici causati dall’uomo.
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L’impatto sulla popolazione italiana
L’Italia figura tra i Paesi dell’Unione europea più esposti alle conseguenze sanitarie ed economiche dell’aumento delle temperature. Bambini piccoli e anziani hanno affrontato una maggiore esposizione alle ondate di calore, mentre il caldo ha ridotto la capacità lavorativa e accresciuto le perdite economiche.
Secondo il rapporto, l’82,7% dei giorni caratterizzati da ondate di calore a cui gli italiani sono stati mediamente esposti tra il 2021 e il 2025 non si sarebbe verificato senza il cambiamento climatico. Nel 2025 la riduzione della capacità lavorativa legata alle alte temperature ha comportato una perdita potenziale di reddito pari a 4,6 miliardi di dollari. Il settore edilizio ha concentrato il 44% di queste perdite, con conseguenze anche sull’agricoltura.
I dati sul caldo e sulla siccità
Dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi del 2015, la media mondiale dei decessi associati al caldo è cresciuta di quasi il 36%. Il decimo rapporto del Lancet Countdown avverte che i danni alla salute stanno aumentando più rapidamente delle misure adottate per contenere le emissioni e proteggere le persone.
Nel 2025 una siccità estrema ha interessato per almeno un mese quasi il 52% delle terre emerse, il secondo valore più alto mai registrato. Un’analisi basata su immagini satellitari ha inoltre rilevato che, dal 2003, l’80% delle terre emerse ha subito cambiamenti significativi nei modelli di accumulo dell’acqua sotterranea, con effetti sulla sicurezza alimentare e sui servizi igienico-sanitari.
Investimenti ancora insufficienti
Il rapporto riconosce alcuni risultati positivi. Nel 2025 gli investimenti globali nelle energie pulite hanno raggiunto 2,1 trilioni di dollari, quasi il doppio delle risorse destinate ai combustibili fossili. La diminuzione dell’inquinamento prodotto da questi combustibili ha inoltre evitato circa 323 mila morti ogni anno in almeno 77 Paesi dal 2016.
Nonostante questi progressi, i combustibili fossili continuano a garantire oltre l’80% dell’energia mondiale. Le 100 principali società petrolifere e del gas rischiano di portare entro il 2040 la produzione a un livello superiore del 150% rispetto a quello compatibile con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi, contro il 138% indicato nell’anno precedente.
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Anthony Costello, co-presidente del Lancet Countdown, ha osservato che interventi orientati alla salute, come aria più pulita, sistemi sanitari più resistenti e allerte efficaci, stanno già salvando vite. Secondo Costello, però, il taglio delle emissioni procede a una velocità molto distante da quella necessaria per limitare i danni.
La richiesta di emergenza sanitaria
Marina Romanello, direttrice esecutiva del Lancet Countdown, ha chiesto che il cambiamento climatico venga riconosciuto ufficialmente come emergenza sanitaria globale. «I danni alla salute stanno crescendo più rapidamente della risposta mondiale», ha affermato, aggiungendo che la salute dovrebbe guidare ogni decisione sulle politiche climatiche.
Romanello ha descritto i dati del rapporto come la prova di un’emergenza che non procede soltanto per peggioramenti graduali: i rischi, ha spiegato, possono sommarsi e interagire tra loro. La direzione degli interventi sarebbe già individuata, ma le misure restano troppo lente, limitate e incapaci di raggiungere le comunità più esposte.
Il rapporto è stato realizzato da 146 ricercatori di oltre 100 istituzioni distribuite in più di 30 Paesi, con il coordinamento dell’University College London e la collaborazione dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’analisi prende in esame 54 indicatori e include quattro nuovi ambiti: disponibilità dell’acqua, impronta emissiva del settore sanitario, finanziamenti alla ricerca sulla salute e sul clima e attività legislativa in materia.
Le decisioni attese alla Cop31
La pubblicazione precede la Cop31, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma dal 9 novembre in Turchia. Il tema dell’adattamento è stato affrontato anche dalla Commissione europea, che ha adottato un quadro sulla resilienza climatica affidando ai singoli Stati la preparazione dei piani strategici contro l’aumento delle temperature.
In vista della conferenza, il Parlamento europeo ha inoltre approvato per la quarta volta una risoluzione a sostegno di un trattato per limitare la diffusione dei combustibili fossili. La proposta è sostenuta anche dall’Organizzazione mondiale della sanità.
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