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Attualità 2 min di lettura19 ott

Cade dopo il licenziamento: perché la richiesta da 33mila euro è saltata

In Andalusia una commessa ha collegato l’incidente sul posto di lavoro alla fine del rapporto, ma i giudici non hanno riconosciuto il risarcimento

La richiesta di 33mila euro avanzata da una commessa spagnola è stata respinta: per i giudici non c’erano elementi sufficienti per sostenere che l’infortunio fosse legato alla decisione dell’azienda di interrompere il rapporto di lavoro. La donna era caduta sulle scale mentre recuperava i propri effetti personali in un negozio di abbigliamento a Cordova.

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La caduta subito dopo l’annuncio

La vicenda si è sviluppata nell’arco di pochi minuti. Intorno alle 14 la dipendente avrebbe saputo che l’azienda intendeva licenziarla; poco dopo si è diretta verso le scale per prendere i suoi oggetti e durante il tragitto è precipitata.

La richiesta di intervento è stata effettuata alle 14.13. La lettera formale di licenziamento, invece, è stata inviata dalla società tramite posta elettronica circa un’ora dopo la caduta. Proprio questa successione temporale è stata valutata nel procedimento, senza però convincere la magistratura che l’incidente avesse determinato la scelta dell’impresa.


Il tribunale esclude il risarcimento

La lavoratrice aveva già avviato un’azione legale sostenendo di essere stata vittima di discriminazione. In seguito aveva aggiunto una domanda economica collegata all’infortunio, indicando anche presunte violazioni dei propri diritti fondamentali.

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L’Alta Corte di Giustizia dell’Andalusia ha tuttavia respinto la richiesta. Secondo la decisione, il fatto che la caduta sia avvenuta dopo la comunicazione informale della volontà di procedere al licenziamento non dimostra che l’incidente fosse all’origine della decisione aziendale.


Restano soltanto 346 euro

Nel corso della conclusione del rapporto, la società aveva riconosciuto alla dipendente circa 346 euro come indennità di fine rapporto. La somma non comprendeva i 33mila euro domandati successivamente per le conseguenze della caduta e per le contestate lesioni dei diritti.

Con il rigetto dell’istanza, la donna non ha ottenuto ulteriori importi. I giudici hanno quindi separato il momento dell’infortunio dalla legittimità della decisione aziendale, ritenendo non provato il collegamento sostenuto dalla lavoratrice.

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