Cacciari scuote il centrosinistra: Schlein non basta, serve un altro nome
Il filosofo boccia l’idea di partire dal programma e mette in dubbio primarie, leadership di Schlein e indicazione del premier sulla scheda.
La civiltà, secondo Massimo Cacciari, non è una conquista irreversibile: può arretrare e lasciare nuovamente spazio alla violenza. «Ci troviamo in situazioni di barbarie. La filosofia ci insegna che la natura dell’uomo comunque ha una malvagità di fondo, che bisogna continuamente curare», ha affermato il filosofo.
A suo giudizio, le responsabilità non riguardano soltanto la politica. Scuola, informazione e percorsi educativi avrebbero trascurato per troppo tempo la formazione delle persone, coinvolgendo docenti, giornalisti e più in generale chi ha contribuito a orientare la vita pubblica.
Douglas
-25% su app da Douglas con Beauty Card
Il progresso non protegge dalla barbarie
Intervenendo a 24 Mattino su Radio24, Cacciari ha richiamato le riflessioni di Giambattista Vico sulla natura ciclica della storia. Anche le epoche di declino possono ripresentarsi, smentendo l’idea che l’umanità proceda necessariamente verso condizioni migliori.
Nel ragionamento del filosofo compaiono anche Machiavelli e Leopardi. La natura umana, ha osservato, resta esposta a passioni, ignoranza e impulsi distruttivi: senza attenzione all’educazione, il rischio di una regressione non scompare.
Il riferimento è arrivato anche dopo il caso di Nidal Hasan e la decisione di Donald Trump e del Pentagono di trasmettere in diretta streaming la sua fucilazione. Per Cacciari, episodi simili dimostrano quanto sia fragile l’equilibrio della civiltà e quanto sia pericoloso considerare definitiva la sconfitta della barbarie.
Schlein non ha ancora una legittimazione piena
Nel corso dell’intervista, il filosofo ha respinto l’idea che nel centrosinistra il segretario del partito più votato debba diventare automaticamente il candidato alla guida della coalizione. Un meccanismo del genere, ha ricordato, non appartiene alla tradizione del campo progressista: Romano Prodi, per esempio, si candidò due volte alla presidenza del Consiglio senza essere segretario di un partito.
Il paragone con Giorgia Meloni, sollevato dal conduttore Alessandro Milan, non sarebbe quindi sostenibile. Cacciari ha riconosciuto alla presidente del Consiglio una notevole capacità politica: partendo da una forza che dieci anni fa valeva il 4-5%, l’ha portata a essere il principale partito della destra e ha guidato un esecutivo rimasto in carica quattro anni, nonostante forti tensioni interne. Per il centrosinistra, invece, ha sostenuto che Elly Schlein debba ancora costruire una piena credibilità personale e politica.
Di conseguenza, le forze progressiste potrebbero puntare su una figura diversa, anche poco conosciuta sul piano politico. Cacciari ha spiegato che il sistema elettorale italiano non impedisce di convergere su un terzo candidato, mentre nel centrodestra la posizione di Meloni sarebbe consolidata sia dai consensi sia dal carisma.
Un programma comune non basta
L’idea di definire prima una piattaforma condivisa e di scegliere soltanto in seguito il candidato premier è stata liquidata da Cacciari come una discussione priva di serietà. A suo parere, le distanze tra le opposizioni non si eliminano semplicemente mettendo per iscritto un documento comune.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Le fratture riguardano la fiscalità, l’economia, le riforme e la politica internazionale. Il filosofo ha indicato come particolarmente profonde le differenze su Ucraina, Russia, Palestina e Israele, presenti non soltanto tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, ma anche dentro lo stesso Pd.
Per questo, secondo Cacciari, servirebbe una ricomposizione più radicale: riunire in formazioni diverse le persone che condividono orientamenti simili sui temi sociali, economici, fiscali e internazionali. Un’intesa programmatica costruita senza risolvere quei contrasti produrrebbe soltanto una coesione apparente.
Primarie e legge elettorale nel mirino
Anche le primarie, nella sua analisi, possono funzionare soltanto dopo aver raggiunto una reale convergenza sui temi essenziali. In caso contrario diventerebbero una competizione interna capace di lasciare divisioni profonde e di allontanare una parte dell’elettorato dalle elezioni successive.
Il confronto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, ha osservato, finirebbe inevitabilmente per concentrarsi proprio sui punti di contrasto. «Ma su quello che li divide, ovviamente», ha sintetizzato, evidenziando il rischio che chi uscisse sconfitto o deluso dalla consultazione non partecipasse poi al voto decisivo.
Cacciari ha inoltre contestato l’ipotesi di inserire sulla scheda il nome del candidato premier. A suo giudizio, la Corte costituzionale non accetterebbe una simile previsione, anche se l’indicazione è contemplata dal cosiddetto Melonellum. Di fronte all’obiezione di Milan, il filosofo ha ribadito che quella parte della legge sarebbe destinata a essere eliminata.
La coalizione resta senza unità reale
Il punto centrale della sua analisi è che nessuno dei due schieramenti disporrebbe oggi di una compattezza sufficiente a sostenere una coalizione autentica. Le contraddizioni presenti a destra, ha spiegato, non sono molto diverse da quelle che attraversano il campo largo.
Il problema, dunque, non sarebbe soltanto scegliere il nome da proporre agli elettori, ma costruire una base politica effettivamente condivisa. Senza questo passaggio, programma e primarie rischierebbero di coprire temporaneamente divergenze destinate a riemergere.
Continua a leggere
Amazzonia, dieci ex Farc alla sbarra: accuse fino a 20 anni
La giustizia speciale colombiana contesta ai vecchi comandanti violenze e danni ambientali subiti da cinque popoli indigeni tra il 1996 e il 2016.
Iran, il piano discusso prima del voto: cosa si sono detti Trump e Netanyahu
Secondo Axios, i due leader avrebbero valutato una nuova operazione contro Teheran mentre Israele e Stati Uniti mantengono le forze pronte.
Piano di pace per Kiev, il Cremlino cade dalle nuvole: i 4 punti
Washington e le capitali europee lavorano a un’intesa con sicurezza, ricostruzione e tregua sul fronte, ma Mosca nega di essere stata coinvolta.
Quando la guerra entra nella satira: la Nato secondo Ellekappa
La vignetta firmata Ellekappa porta al centro il timore di un possibile conflitto e il ruolo della Nato nel clima internazionale.