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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Bruxelles allenta i vincoli sulle emissioni dopo il 2035

La commissione Ambiente propone un taglio dell’87,5% della CO₂ e lascia spazio a ibride e motori termici

La commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato una proposta che riduce all’87,5% il taglio delle emissioni di CO₂ per le nuove auto entro il 2035. Il limite, calcolato sui livelli del 2021, sostituirebbe l’obiettivo del 100% previsto dalle regole attuali.

La modifica potrebbe quindi consentire la vendita di una parte delle vetture con motore a combustione anche dopo il 2035. Il testo dovrà essere votato dall’assemblea plenaria a dicembre, prima del confronto con il Consiglio dell’Unione europea e con la Commissione.

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Più tempo per la transizione

Il provvedimento approvato nel 2023 puntava, di fatto, a rendere esclusiva la vendita di nuove automobili a zero emissioni allo scarico dal 2035. I costruttori hanno però sostenuto che il mercato elettrico non stia crescendo abbastanza rapidamente per rispettare quell’obiettivo.

La nuova impostazione prevede che il 7,5% restante possa essere compensato attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione europea. In questo modo resterebbe una quota di mercato per i modelli termici e ibridi, mentre le aziende avrebbero più tempo per distribuire gli investimenti legati all’elettrificazione.

Per i furgoni, il target del 2030 scenderebbe al 35% di riduzione della CO₂, contro il 50% fissato dalla normativa vigente e il 40% ipotizzato dalla Commissione europea. Nel 2035 l’obiettivo sarebbe invece dell’80%, sempre con la possibile compensazione del 7,5% legata all’acciaio a minore impatto.

La verifica del rispetto del parametro per il 2030 potrebbe inoltre basarsi sulla media delle emissioni registrate tra il 2028 e il 2032. I veicoli alimentati esclusivamente con carburanti sostenibili ammessi dalle norme verrebbero conteggiati come mezzi a emissioni zero.


Sostegni alla produzione europea

La proposta introduce anche coefficienti favorevoli per i veicoli prodotti nell’Unione. Le auto elettriche europee lunghe al massimo 4,2 metri conterebbero 1,4 volte nel calcolo medio delle emissioni di flotta, mentre alle vetture elettriche efficienti verrebbe assegnato un coefficiente di 1,2, senza distinguere in base alle dimensioni.

Un meccanismo analogo sarebbe applicato ai furgoni elettrici fabbricati nell’Unione europea. L’obiettivo è sostenere la produzione continentale e offrire un vantaggio ai modelli realizzati localmente, mentre i governi discutono requisiti più stringenti sul contenuto europeo dei veicoli.

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Per l’industria, una maggiore elasticità può prolungare la commercializzazione delle auto a combustione e ibride. I gruppi più esposti ai motori tradizionali potrebbero adeguare gli stabilimenti alla domanda effettiva, evitando una conversione più rapida di quanto il mercato riesca ad assorbire.

La misura avrebbe effetti anche sulla componentistica, ancora legata in larga parte ai motori termici e alle trasmissioni. Tuttavia, molti produttori hanno già destinato ingenti risorse a piattaforme elettriche, batterie e nuovi impianti sulla base degli obiettivi del 2023.


Reazioni e prossimi passaggi

L’Associazione europea dei costruttori di automobili ha giudicato il testo più pratico e aperto alle diverse tecnologie, pur considerando ancora limitate le flessibilità introdotte. Anche l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica ha accolto positivamente il voto, ma ha criticato il ricorso obbligatorio all’acciaio a basse emissioni, ritenuto difficile da applicare.

L’associazione tedesca dell’industria automobilistica ha chiesto invece una riduzione del 90% entro il 2035, senza compensazioni. La stessa percentuale è al centro dell’intesa tra Francia e Germania: Parigi e Berlino vorrebbero eliminare il ricorso compensativo all’acciaio e ai carburanti sostenibili.

La Francia punta inoltre a rafforzare i requisiti di produzione europea per contrastare la concorrenza cinese. I costruttori tedeschi temono però possibili ritorsioni commerciali da parte di Pechino, un mercato rilevante per Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz.

Sul tavolo resta anche il sistema delle sanzioni: il superamento dei limiti costa 95 euro per ogni grammo di CO₂ al chilometro oltre la soglia, moltiplicati per il numero di auto immatricolate. Per un gruppo che vende un milione di vetture, un solo grammo in più vale 95 milioni di euro, mentre dieci grammi portano la penalità a 950 milioni.

Le aziende possono ridurre il rischio ricorrendo ad accordi tra costruttori, con la condivisione dei dati sulle emissioni insieme a produttori specializzati in veicoli elettrici e il pagamento di un corrispettivo. Dopo il voto parlamentare di dicembre, il negoziato europeo dovrà definire la percentuale conclusiva e le condizioni delle eventuali compensazioni.

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