Albanese e l’antisemitismo: la frase sulla Germania scatena la bufera
Il Jerusalem Post accusa la relatrice Onu di aver deformato la storia, mentre Di Cesare denuncia il rischio di ridimensionare la persecuzione degli ebrei
Le parole attribuite a Francesca Albanese sulla genesi dell’antisemitismo nazista hanno provocato una forte reazione. La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi avrebbe sostenuto che lo sterminio di sei milioni di ebrei non nacque da un’ostilità rivolta esclusivamente contro quel popolo.
Secondo la ricostruzione delle sue dichiarazioni, la persecuzione sarebbe maturata all’interno di una discriminazione più vasta contro le popolazioni considerate non europee. Gli ebrei, in questa lettura, sarebbero poi diventati il bersaglio principale perché rappresentavano il gruppo più numeroso tra quelli individuati dall’ideologia razzista in Europa.
La contestazione del Jerusalem Post
A criticare l’impostazione è stato il Jerusalem Post, che ha definito quella ricostruzione «Un falso storico». La contestazione riguarda soprattutto il modo in cui viene presentato il rapporto tra l’ideologia nazista e la persecuzione degli ebrei.
Il tema sollevato dal quotidiano non è soltanto terminologico. Al centro della polemica c’è infatti il rischio che una spiegazione generale dell’odio razziale finisca per attenuare la specificità dell’antisemitismo e della politica di sterminio condotta dalla Germania nazista.
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Di Cesare: «Così sminuisce»
Anche la filosofa Di Cesare ha preso posizione contro le affermazioni della relatrice Onu. A suo giudizio, l’interpretazione proposta da Albanese finirebbe per ridurre il ruolo degli ebrei come vittime della persecuzione.
La polemica si concentra dunque sulla definizione delle responsabilità storiche e sul valore da attribuire alla Shoah nel quadro delle persecuzioni razziali del nazismo. Le critiche del Jerusalem Post e di Di Cesare muovono da una stessa preoccupazione: evitare che la vicenda degli ebrei venga ricondotta a un episodio secondario di una discriminazione più ampia.
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