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Attualità 1 min di lettura18 ore fa

Alaska, la sfida che può mettere Trump in difficoltà

Nel tradizionale bastione repubblicano dell’Artico, clima e rivendicazioni dei nativi riaprono il confronto su terre, risorse e diritti

Ad Anchorage la neve di ottobre copre già le montagne e restituisce l’immagine di una normalità solo apparente. Sotto la superficie, però, il permafrost continua a degradarsi e rende sempre più vulnerabili le comunità rurali dell’Alaska.

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Il ghiaccio che non protegge più

Lo scioglimento del terreno permanentemente gelato espone intere aree ad allagamenti e calamità naturali. Per i villaggi più isolati non si tratta soltanto di un danno ambientale: la trasformazione del territorio mette in discussione la possibilità stessa di continuare a viverci.

Il cambiamento climatico sta quindi modificando una regione abituata a condizioni estreme, ma ora alle prese con rischi sempre più difficili da prevedere. La neve che circonda Anchorage nasconde soltanto in parte gli effetti già visibili nei mesi più caldi.

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Nativi contro la corsa alle risorse

A contestare questa prospettiva sono anche le comunità native, che accusano la politica di considerarle un ostacolo davanti all’interesse per il gas e per le terre rare. L’Alaska, storicamente legata al Partito Repubblicano, appare così attraversata da un riposizionamento nel quale la difesa dei diritti indigeni assume un peso crescente.

Tra le persone coinvolte nella denuncia figura Faye Ewan, delegata di una tribù dell’Alaska. Il confronto riguarda il controllo delle risorse e dei territori, ma anche il rapporto tra le istituzioni e le popolazioni che da generazioni abitano queste aree.

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