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Attualità 3 min di lettura24 min fa

Adra: «Il voto in Israele non cambierà la vita dei palestinesi»

Il regista premio Oscar racconta demolizioni, aggressioni e raccolti sequestrati a Masafer Yatta, accusando i governi occidentali di sostenere l’impunità israeliana.

Per Basel Adra, il voto israeliano del 27 ottobre non rappresenta una possibile svolta per i palestinesi. Il regista, giornalista e attivista di Masafer Yatta, vincitore del Premio Oscar 2025 per il miglior documentario con «No Other Land», sostiene che nessun governo israeliano oggi in campo sia disposto a modificare l’occupazione e la politica degli insediamenti.

Le sue parole arrivano da Roma, dove ha partecipato al convegno «Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione», promosso da Oxfam insieme alle 20 organizzazioni della campagna «Stop al commercio con gli insediamenti illegali». Nel suo intervento ha descritto una realtà fatta di demolizioni, limitazioni agli spostamenti e violenze contro le comunità palestinesi.

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Il voto non cambia lo scenario

Secondo Adra, anche l’eventuale affermazione della coalizione guidata dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot non produrrebbe conseguenze sostanziali. Il principale sfidante di Benjamin Netanyahu e i suoi alleati, ha riferito il regista, hanno già escluso la nascita di uno Stato palestinese e confermato il sostegno agli insediamenti e ai coloni.

«Se si aspetta che sia un governo israeliano a cambiare la situazione, la prospettiva è pessima», ha detto Adra. La sua speranza è rivolta invece alla società civile europea, perché a suo giudizio i cittadini possono esercitare una pressione più incisiva degli attuali governi e contribuire a modificare il corso degli eventi.


A Masafer Yatta viene colpito tutto

Nel territorio della Cisgiordania meridionale, nel governatorato di Hebron, la sopravvivenza delle comunità sarebbe resa sempre più difficile dalla distruzione delle infrastrutture essenziali. «Mentre stiamo parlando, i bulldozer israeliani stanno distruggendo e demolendo case, ripari, strade, serbatoi d’acqua, pozzi, condutture idriche e pannelli solari», ha denunciato il regista.

Adra ha aggiunto che veicoli e trattori palestinesi vengono confiscati con la motivazione che l’area sia una zona militare, nella quale non sarebbe ammessa la circolazione di mezzi civili. Il risultato, secondo il suo racconto, è che soltanto i veicoli dei coloni riescono a muoversi tra le diverse comunità, aumentando il rischio di aggressioni.

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Olive e violenze nei villaggi

La raccolta delle olive, attività centrale per molte famiglie palestinesi, sarebbe diventata un momento di particolare pericolo. «Coloni e soldati israeliani hanno trasformato la raccolta delle olive in una zona di guerra», ha affermato Adra, accusando gli aggressori di colpire gli agricoltori, sottrarre i raccolti e uccidere persone impegnate nei lavori nei campi.

Nel suo intervento ha ricordato anche l’attacco contro alcuni diplomatici dell’Unione europea vicino a Taybeh, a nord-est di Ramallah, e quello ai danni della fotoreporter del Washington Post Heidi Levine, avvenuto ad Abu Falah, a est della città.


L’accusa rivolta all’Occidente

Il regista attribuisce la prosecuzione di queste condizioni all’assenza di conseguenze per il governo israeliano. A suo avviso, i Paesi occidentali, Italia compresa, continuano a sostenerlo nonostante le condanne pronunciate negli anni contro gli insediamenti e la violenza dei coloni.

Adra ha parlato di una contraddizione nella politica europea: da una parte il richiamo alla soluzione dei due Stati e all’autodeterminazione palestinese, dall’altra il mantenimento di relazioni commerciali che, secondo lui, rafforzano economicamente i coloni. Ha inoltre accusato diversi governi di destinare fondi che finiscono nelle loro attività, di favorire l’accesso ai mercati e agli aeroporti europei e di permettere l’ingresso delle loro merci.

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