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Attualità 2 min di lettura56 min fa

95 telefonate in 26 giorni: l’incubo notturno delle avvocate

Almeno 15 professioniste sarebbero state contattate da un 25enne che ora, dopo le denunce, avrebbe iniziato anche a minacciarle.

Un numero anonimo, una richiesta apparentemente legata al lavoro e poi i rumori osceni al telefono. È questo lo schema attribuito a un 25enne originario del Pakistan e residente nel Viterbese, che da più di un anno avrebbe preso di mira almeno 15 avvocate tra Roma e provincia, scegliendo spesso le ore notturne per chiamarle.

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Una raffica di chiamate nel cuore della notte

L’uomo si presenterebbe come “Jimmi” e contatterebbe le professioniste da utenze non identificabili. Dopo aver chiesto un parere legale, secondo quanto ricostruito negli atti processuali, inizierebbe ad ansimare e a produrre suoni riconducibili ad atti di autoerotismo.

Una delle destinatarie avrebbe ricevuto 95 telefonate nell’arco di appena 26 giorni. Tra le persone raggiunte ci sarebbero anche due colleghe dello stesso studio: un elemento che, secondo la ricostruzione riportata, farebbe pensare a una ricerca mirata dei contatti e dei profili delle vittime.


Perché non è stato contestato lo stalking

A Roma tre avvocate hanno presentato denuncia, ma per la procura la condotta sarebbe riconducibile al reato di molestie. Questa fattispecie viene generalmente applicata a episodi isolati o non sufficientemente reiterati, mentre l’accusa di stalking richiede una sequenza di comportamenti capace di provocare uno stato di ansia o paura e di modificare le abitudini della persona colpita.

Le chiamate ripetute e il numero dei contatti delineano tuttavia un quadro considerato preoccupante dalle professioniste. Una delle penaliste ha spiegato nella denuncia: «Non posso esimermi dal rispondere anche a numeri anonimi», perché il suo incarico può portarla a ricevere, anche durante la notte, comunicazioni dell’autorità giudiziaria su arresti o fermi riguardanti assistiti.

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Dopo le denunce sono arrivate minacce

Per il 25enne, al momento, non risulta disposta alcuna misura cautelare. Le telefonate, inoltre, non si sarebbero fermate: dopo le denunce, l’uomo avrebbe manifestato rabbia e avrebbe rivolto minacce alle donne che lo avevano segnalato.

Le avvocate coinvolte avrebbero quindi iniziato a evitare di rimanere sole, trovandosi a gestire una situazione che si intreccia con gli obblighi della loro professione. Nella denuncia, una di loro ha chiesto che venissero valutati tutti i reati eventualmente configurabili, indicando in particolare l’articolo 612-bis del codice penale, relativo agli atti persecutori.

La vicenda sarebbe stata discussa anche in diverse chat ed è arrivata all’attenzione di alcuni consiglieri dell’Ordine degli avvocati. Resta così aperto il contrasto tra la frequenza delle telefonate, la paura riferita dalle vittime e la qualificazione giuridica finora attribuita ai fatti.

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