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Stambecco abbattuto, il ritrovamento nel congelatore: tre denunciati

A Saint-Rhémy-en-Bosses tre uomini sono finiti nei guai dopo l’uccisione di un giovane stambecco e il ritrovamento di una marmotta in un’abitazione.

La fauna selvatica è un patrimonio comune e la montagna non rappresenta una zona libera dalle regole. L’uccisione fuori legge di uno stambecco e la detenzione di una marmotta mostrano quanto la vigilanza resti necessaria per proteggere equilibri naturali ancora fragili.

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Una marmotta conservata in casa

La marmotta alpina (*Marmota marmota*) vive in gruppi e realizza il proprio rifugio attraverso un articolato sistema di gallerie nei prati d’alta quota. Il suo caratteristico fischio segnala ai membri della colonia la presenza di possibili minacce.

Durante la bella stagione questo roditore si alimenta e accumula grasso in vista dell’inverno, quando entra in una fase di ibernazione che può protrarsi fino a sei mesi. La marmotta contribuisce anche alla qualità del terreno, perché gli scavi favoriscono il ricambio del suolo e la diffusione dell’acqua. È inoltre una preda importante per animali come l’aquila reale e il lupo, e non può essere cacciata.


La scoperta dopo lo stambecco

Il caso riguarda tre residenti di Saint-Rhémy-en-Bosses, di 49, 29 e 20 anni. Nel corso di un controllo collegato all’attività venatoria illegale, gli agenti del Corpo Forestale delle stazioni di Étroubles e Aosta hanno trovato nel congelatore di un’abitazione una marmotta già morta.

La stessa indagine ha portato al rinvenimento della carcassa di uno stambecco all’interno del fienile appartenente a uno dei tre. L’animale, un maschio di circa tre anni, era stato ucciso nella zona del Colle del Gran San Bernardo. I tre sono stati denunciati a piede libero con l’accusa di bracconaggio.


Resti nascosti tra le rocce

Secondo gli accertamenti, dopo l’abbattimento gli uomini avrebbero lavorato la carcassa direttamente nella pietraia. L’animale sarebbe stato eviscerato e ripulito, mentre parte dei resti sarebbe stata interrata per rendere più difficile l’individuazione delle tracce.

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Gli investigatori hanno poi seguito gli spostamenti dei sospettati fino alle abitazioni. Oltre alla carcassa appesa nel fienile, durante le verifiche sono state trovate armi nelle case. Il sequestro ha riguardato sia i fucili ritenuti collegati all’episodio sia gli altri detenuti dai tre uomini.


Perché lo stambecco è tutelato

Lo stambecco alpino (*Capra ibex*) è un ungulato specializzato nella vita sulle pareti rocciose e nelle aree situate oltre il limite della vegetazione arborea. I maschi possiedono grandi corna arcuate e scanalate, mentre gli zoccoli, dotati di margini rigidi e parti elastiche, consentono all’animale di muoversi anche su superfici molto ripide.

Nel XIX secolo la caccia ridusse la popolazione europea a poche decine di esemplari, sopravvissuti soltanto nell’area del massiccio del Gran Paradiso. L’istituzione del Parco Nazionale del Gran Paradiso, nel 1922, avviò una fase decisiva di protezione: controlli, norme più severe e programmi di reintroduzione permisero alla specie di tornare in ampie zone dell’arco alpino.

Il recupero raggiunto non ha cancellato la vulnerabilità dello stambecco. La specie rimane sottoposta a tutela, così come la marmotta, in un contesto già esposto alla trasformazione degli habitat, ai cambiamenti climatici e alla pressione delle attività umane. La vicenda della Valle d’Aosta riporta quindi l’attenzione sulla necessità di difendere la fauna alpina e di impedire che la caccia illegale riapra ferite che sembravano ormai superate.

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