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4 Zampe 3 min di lettura1 ora fa

Pulci nei cani, quando l’infestazione mette a rischio la salute

Prurito, debolezza e mucose pallide possono indicare un’emergenza, soprattutto nei cuccioli e negli animali già debilitati

Un’infestazione intensa e prolungata di pulci può causare anemia e mettere seriamente in pericolo la vita di un cane. Il rischio aumenta nei cuccioli, negli animali di piccola taglia e nei soggetti malnutriti o trascurati.

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I segnali da non ignorare

All’inizio la presenza dei parassiti può sembrare soltanto un disturbo cutaneo. Il cane tende però a grattarsi senza tregua, a mordicchiarsi o a leccare con insistenza la zona lombare, la base della coda, l’addome e le cosce.

Sul pelo possono comparire piccoli residui scuri, simili a granelli di pepe. È la cosiddetta terra di pulce, formata dagli escrementi degli insetti: se inumidita su un fazzoletto bianco, può lasciare un alone rossastro per il sangue digerito.

Arrossamenti, croste, chiazze senza pelo e infezioni della pelle sono altri campanelli d’allarme. Nei casi più avanzati, invece, debolezza, scarso appetito, mucose pallide e difficoltà respiratorie richiedono una visita veterinaria urgente.


Perché il problema può aggravarsi

Le pulci si alimentano del sangue dell’animale. Una presenza limitata provoca soprattutto prurito e irritazione, mentre un’infestazione massiccia può sottrarre una quantità di sangue significativa, in particolare a un cane già debilitato da fame, stress o assenza di cure.

Gli insetti possono inoltre trasmettere malattie e parassiti, comprese alcune tenie. La dermatite allergica da puntura di pulce, provocata dalla reazione alla saliva del parassita, può causare prurito molto intenso, lesioni, perdita di pelo e infezioni successive.


Uova e larve nell’ambiente

Gli esemplari adulti visibili sul cane costituiscono soltanto una parte dell’infestazione. Secondo le stime veterinarie, circa il 95% si trova nell’ambiente, sotto forma di uova, larve e pupe, tra tappeti, divani, cucce, pavimenti e tessuti.

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Il ciclo può durare da alcune settimane a diversi mesi, in base alle condizioni ambientali. Le pupe resistono a molti insetticidi e possono alimentare nuove infestazioni anche dopo il trattamento dell’animale. La specie più comune su cani e gatti è Ctenocephalides felis, nota come pulce del gatto, ma capace di colpire entrambe le specie.

Le pulci possono sopravvivere anche durante l’inverno, perché il riscaldamento delle abitazioni mantiene condizioni favorevoli. Per questo il problema non riguarda soltanto i mesi caldi.


Come intervenire e prevenire

La terapia deve essere scelta dal veterinario dopo aver valutato età, peso e condizioni generali del cane. Sono disponibili pipette, compresse, collari e spray, ma hanno durata, principi attivi e livelli di sicurezza differenti.

Non bisogna usare prodotti destinati a un’altra specie: un antiparassitario adatto al cane può risultare tossico per il gatto. Nei cuccioli molto giovani e negli animali debilitati, la scelta del trattamento richiede particolare cautela. Se sono presenti anemia o lesioni cutanee estese, possono servire anche cure di sostegno.

La casa deve essere trattata insieme all’animale. Occorre lavare ad alta temperatura cucce, coperte e tessuti, aspirare spesso tappeti e divani e svuotare subito il sacchetto dell’aspirapolvere. I prodotti ambientali devono agire anche sulle forme immature del parassita.

La prevenzione va mantenuta durante tutto l’anno, rispettando la frequenza indicata dal veterinario. Il protocollo può cambiare in base alle abitudini del cane, alla presenza di altri animali e ai contatti con parchi, randagi o soggetti non trattati.

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