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Pipì dei cani, la regola dei 500 euro divide Pratola Peligna

Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale contesta l’obbligo di lavare l’urina con acqua e solleva dubbi su servizi, igiene e benessere degli animali.

Strade decorose e tutela degli animali possono convivere, ma servono regole proporzionate e strumenti adeguati. È questo il nodo al centro del caso di Pratola Peligna, dove l’obbligo imposto ai proprietari di lavare l’urina dei cani ha aperto un confronto sull’efficacia concreta delle misure e sulla loro applicabilità quotidiana.

Fontanelle, cestini, distributori di sacchetti e aree verdi attrezzate vengono indicati dalle associazioni come interventi utili per rendere più semplice il rispetto delle norme. La responsabilità dei proprietari, soprattutto nella raccolta delle deiezioni, resta importante, ma secondo la prospettiva animalista non dovrebbe essere sostenuta soltanto attraverso le sanzioni.

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Il ricorso riapre il confronto

L’associazione Tutela Diritti Animali Ets ha presentato un’azione davanti al Tribunale amministrativo regionale. L’obiettivo è ottenere la cancellazione parziale dell’ordinanza adottata dal Comune, ritenuta in alcuni punti eccessiva rispetto al risultato che intende raggiungere.

Gabriele Bettoschi, rappresentante dell’associazione, evidenzia le difficoltà pratiche per chi deve portare con sé acqua sufficiente dopo ogni minzione. Il problema potrebbe riguardare in particolare le persone anziane, chi conduce cani di taglia grande e chi esce contemporaneamente con più animali. Anche la scarsità di punti pubblici per rifornirsi d’acqua renderebbe più complesso adempiere alla prescrizione.


Tra pulizia e vera disinfezione

Sul piano sanitario, il semplice versamento di acqua non equivale a una disinfezione. Matteo Bassetti, infettivologo che in passato si è espresso su provvedimenti analoghi, ha sottolineato che il risciacquo può attenuare gli odori e diluire il liquido, senza però assicurare l’eliminazione dei microrganismi presenti sulle superfici.

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Va inoltre distinta la rimozione dello sporco dalla sanificazione. Nemmeno l’aceto può essere considerato un disinfettante affidabile, mentre il suo utilizzo senza criteri negli spazi pubblici non offre una risposta risolutiva al problema igienico.


Cosa cambia per i proprietari

L’ordinanza è stata firmata dal sindaco di Pratola Peligna il 5 ottobre 2026 e stabilisce multe comprese tra 25 e 500 euro per chi non lava con acqua l’urina lasciata dal proprio cane nelle aree pubbliche. Il provvedimento nasce dall’esigenza di proteggere il decoro urbano, ma la sua applicazione è ora sottoposta al vaglio della giustizia amministrativa.

La marcatura urinaria, però, non è soltanto una necessità fisiologica. Attraverso gli odori i cani riconoscono il passaggio di altri animali, raccolgono informazioni sull’ambiente e si orientano nel territorio: annusare quei segnali è, in termini semplici, una forma di comunicazione. Il ricorso potrebbe quindi contribuire a definire come conciliare igiene delle strade, responsabilità dei cittadini e comportamenti naturali degli animali.

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