Piometra nella cagna: i segnali da riconoscere prima che sia tardi
Sete intensa, abbattimento e perdite anomale possono indicare una grave infezione dell’utero: ecco rischi, diagnosi, cure e prevenzione.
Sete più frequente, ansimare, stanchezza insolita o un comportamento che sembra diverso dal solito non vanno sottovalutati. Nelle femmine non sterilizzate questi segnali possono indicare la piometra, un’infezione dell’utero che può peggiorare rapidamente e diventare mortale senza cure tempestive.
La malattia può comparire dopo il calore e colpire soprattutto le cagne adulte o anziane, anche se sono stati segnalati casi in animali di appena 9 mesi. Se si sospetta un problema, è importante contattare subito il veterinario: aspettare può aumentare il rischio di complicazioni gravi.
Un’infezione da non riconoscere tardi
La piometra consiste nella raccolta di batteri e materiale infetto all’interno dell’utero. Nella cagna, l’organo è formato da due corni uterini e, dopo la maturità sessuale, il calore si presenta in genere ogni sei mesi. Durante questa fase la cervice si apre, mentre la parete uterina si ispessisce in previsione di una possibile gravidanza.
Dopo il calore, la cervice tende a richiudersi e nell’utero possono rimanere fluidi e batteri. Se l’infezione si sviluppa, i primi segnali compaiono spesso dopo 2-3 settimane. Anche una gravidanza isterica, dovuta alle variazioni ormonali successive al calore, può verificarsi senza fecondazione, ma non coincide necessariamente con la piometra.
Perdite oppure sintomi più difficili
La forma aperta è quella in cui la cervice resta parzialmente accessibile e il pus riesce a fuoriuscire dalla vulva. Le perdite possono essere gialle, verdastre o marroni e avere un odore molto sgradevole; alcune cagne, però, le leccano subito, rendendo il problema meno evidente.
Nella forma chiusa, invece, la cervice impedisce il drenaggio dell’infezione. L’utero si riempie e si dilata, mentre la malattia può provocare abbattimento, aumento della sete, maggiore produzione di urina, scarso appetito, vomito, diarrea, addome gonfio, febbre o ansimare. Sono possibili anche disidratazione, debolezza e collasso.
La forma aperta non deve essere considerata innocua: le due condizioni possono trasformarsi l’una nell’altra. Quando l’infezione rimane intrappolata, aumenta il pericolo di rottura dell’utero e di sepsi, cioè la diffusione dei batteri nel sangue, con rischio elevato per la vita dell’animale.
Perché il rischio aumenta
A ogni calore la cervice si apre e il rivestimento dell’utero subisce nuovi cambiamenti. Con il passare degli anni, la parete uterina può diventare meno efficace nell’eliminare liquidi e contaminanti. Per questo il rischio tende a essere maggiore dopo i 7 anni, anche se l’età giovane non esclude la malattia.
Nel circa 90% dei casi è coinvolta Escherichia coli, spesso proveniente da contaminazione fecale. Obesità, vulva infossata, diarrea persistente e pelo folto che si sporca facilmente possono favorire il passaggio dei batteri. Anche l’alimentazione può influenzare la proliferazione dei ceppi patogeni.
Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dagli ormoni sintetici impiegati per impedire l’impianto dell’embrione, interrompere una gravidanza dopo un accoppiamento accidentale o rinviare il calore.
Come arriva la diagnosi
Il veterinario valuta la storia clinica, i sintomi e le condizioni generali della cagna. Di norma esegue un’ecografia addominale: l’infezione appare come liquido contenuto nei corni uterini, visibile sotto forma di strutture scure e tondeggianti o allungate.
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Gli esami del sangue aiutano a cercare indizi di infezione sistemica e a controllare funzionalità renale, stato di idratazione e possibili disturbi concomitanti. La rapidità della valutazione è particolarmente importante quando la cervice è chiusa, perché i segnali esterni possono essere meno riconoscibili.
La chirurgia resta la soluzione più sicura
La cura più rapida e risolutiva consiste nell’ovarioisterectomia, l’intervento con cui vengono rimossi ovaie e utero. Prima dell’operazione si somministrano in genere antibiotici e liquidi per via endovenosa; in base alla gravità, il veterinario può stabilizzare l’animale per una notte oppure procedere all’intervento senza attendere.
In casi selezionati e lievi si può tentare una terapia con farmaci ormonali associati agli antibiotici. Tuttavia, dopo un episodio di piometra la probabilità di una nuova infezione aumenta sensibilmente. La rimozione di ovaie e utero elimina invece il rischio di sviluppare nuovamente questa malattia.
Sterilizzazione e prevenzione
L’asportazione chirurgica di ovaie e utero previene completamente la piometra e riduce anche in modo significativo il rischio di tumore mammario. La scelta del momento dell’intervento va discussa con il veterinario: oggi molti professionisti suggeriscono di attendere il primo calore, così da consentire il raggiungimento della maturità sessuale.
Nelle razze piccole il primo calore può arrivare intorno ai 6 mesi, mentre nelle razze grandi o giganti può comparire soltanto tra i 12 e i 18 mesi. L’età più adatta, comunque, dipende dalle caratteristiche individuali dell’animale.
Il caso della sterilizzazione laparoscopica
Con la tecnica laparoscopica vengono tolte soltanto le ovaie, lasciando l’utero. Questo approccio può ridurre dolore, fastidio e tempi di recupero. In teoria, l’assenza degli ormoni ovarici dovrebbe impedire la piometra.
Esiste però una rara eccezione: se resta un frammento di tessuto ovarico, la cosiddetta sindrome del residuo ovarico può permettere la ripresa dell’attività ormonale e, in alcuni casi, favorire un’infezione uterina. Anche dopo questo tipo di intervento, quindi, sintomi sospetti richiedono un controllo veterinario.
Gravidanza e costi non vanno rimandati
Far riprodurre una cagna che ha avuto la piometra non è generalmente raccomandato. L’alterazione dell’utero può rendere più difficile il concepimento, danneggiare il rivestimento interno e aumentare i rischi durante una futura gravidanza.
L’idea secondo cui una cagna dovrebbe avere almeno una cucciolata per evitare la malattia appartiene a una convinzione del passato. Oggi, considerando la presenza di molti cuccioli senza casa e la disponibilità di interventi di sterilizzazione normalmente sicuri, non esiste una ragione generale per farle affrontare una gravidanza a questo scopo.
Se il costo dell’operazione crea difficoltà, il problema va comunicato subito al veterinario invece di rinviare la visita. In presenza di una possibile piometra, il tempo è un elemento decisivo e la situazione può peggiorare rapidamente.
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