Mako da 2,5 metri a Livorno: la lenza non lo trattiene
L’esemplare, una femmina da oltre un quintale, ha resistito per quasi un’ora prima di spezzare il terminale e scomparire in mare aperto.
Le immagini sempre più numerose di squali avvistati nelle acque italiane non dimostrano, da sole, che la loro presenza nel Mediterraneo sia aumentata. Telefoni cellulari, videocamere e social network consentono oggi di rendere pubblici episodi che in passato sarebbero rimasti confinati al racconto dei pescatori.
Un predatore ancora vulnerabile
Il mako resta sottoposto a una pressione significativa, soprattutto a causa delle attività di pesca e delle catture involontarie. Rimanere per lungo tempo agganciato a una lenza comporta un notevole consumo di energie e uno stress fisico importante; anche il filo o l’amo eventualmente rimasti sul corpo possono creare ulteriori rischi.
Per questo, quando un animale non appartenente alla specie cercata finisce all’amo, è fondamentale ridurre la durata del combattimento e limitare il materiale lasciato attaccato. La cattura accidentale avvenuta davanti a Livorno si è conclusa con la fuga dello squalo, ma richiama comunque l’attenzione sulle conseguenze della pesca involontaria.
La fuga dopo quasi un’ora
L’incontro si è verificato durante una battuta alla traina per le ricciole, a circa un miglio a sud delle Secche della Meloria e a quattro miglia dalla costa. A trovarsi dall’altra parte della lenza era Marco Volpi, pluricampione mondiale di pesca sportiva, che aveva utilizzato come esca un tonno vivo.
L’animale, probabilmente una femmina dal peso stimato tra 110 e 120 chili, ha iniziato una lunga opposizione. Volpi ha provato ad avvicinarlo gradualmente all’imbarcazione per poterlo liberare, ma il mako ha mantenuto la sua forza fino a quando un colpo di coda ha spezzato il terminale, consentendogli di allontanarsi verso il largo.
Un amo destinato a degradarsi
Il pescatore aveva predisposto un coltello con cui recidere la lenza vicino alla bocca dello squalo, così da ridurre la quantità di filo eventualmente trattenuta dall’animale. L’intervento non è stato necessario: il mako si è liberato prima che fosse possibile raggiungerlo.
Secondo quanto riferito da Volpi, l’amo impiegato era biodegradabile e dovrebbe deteriorarsi gradualmente nel tempo. La conclusione dell’episodio ha quindi evitato che lo squalo restasse trascinato dalla lenza, anche se il combattimento prolungato ha rappresentato comunque una situazione potenzialmente gravosa.
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Che cosa sappiamo del mako
Il nome scientifico dello squalo mako è Isurus oxyrinchus. La specie appartiene alla famiglia Lamnidae, la stessa del grande squalo bianco, e presenta un corpo slanciato con muso appuntito, caratteristiche che favoriscono velocità elevate negli spostamenti.
Questo predatore vive soprattutto in mare aperto e si nutre principalmente di pesci e cefalopodi. I suoi salti fuori dall’acqua sono noti sia durante l’inseguimento delle prede sia quando l’animale cerca di sottrarsi a una lenza, mentre gli incontri con le persone restano generalmente poco comuni.
Altri casi lungo le coste
La specie è presente da tempo nel Mediterraneo, ma osservarla direttamente continua a essere un evento particolare. Nel giugno 2025 un giovane esemplare di circa 1,2 metri era stato allamato per errore al largo di Marina di Pisa e aveva riguadagnato la libertà mordendo la lenza.
Nel mese successivo, davanti a Deiva Marina, un altro mako della stessa lunghezza era finito nelle reti di un peschereccio ed era stato poi liberato. Nell’agosto 2025 un ulteriore esemplare aveva abboccato al largo di Porto Cesareo, in Puglia, riuscendo anche in quel caso a svincolarsi; più di recente è stato segnalato un episodio che ha coinvolto un mako e un’imbarcazione nelle acque di Gallipoli.
Questi casi non consentono però di stabilire che la popolazione mediterranea sia cresciuta. L’aumento delle documentazioni pubblicate dipende anche dalla facilità con cui oggi ogni avvistamento può essere registrato e condiviso. Il grande esemplare incontrato davanti a Livorno ha infine spezzato il terminale e ha ripreso il mare aperto, sottraendosi alla cattura.
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