Félicette, il ritorno non bastò: il tragico destino della gatta spaziale
Nel 1963 una randagia parigina superò la linea di Kármán e rientrò senza conseguenze, ma pochi mesi dopo fu soppressa per studiare gli effetti del volo.
Félicette riuscì a tornare sulla Terra dopo aver raggiunto lo spazio, ma la sua storia non ebbe un lieto fine. La gatta, scelta tra numerosi animali sottoposti a prove estreme, fu infatti uccisa pochi mesi dopo il volo per permettere ai ricercatori di analizzarne il cervello.
Per molto tempo il suo nome è rimasto in ombra, mentre Laika e Ham diventavano simboli della corsa allo spazio. Soltanto decenni più tardi una raccolta fondi internazionale e un monumento hanno riportato alla luce il ruolo di Félicette nella ricerca aerospaziale francese.
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La scelta cadde sulla gatta più resistente
Prima della missione, Félicette viveva per le strade di Parigi. Gli operatori del Centre d’Enseignement et de Recherches de Médecine Aéronautique la notarono e la inserirono in un gruppo di quattordici gatti destinati agli esperimenti sugli effetti dei voli suborbitali.
Gli animali affrontarono sessioni di centrifuga, rumori molto intensi e periodi all’interno di spazi angusti. Tra i soggetti esaminati, la gatta mostrò una risposta particolarmente stabile alle sollecitazioni fisiche e ambientali. Per questo venne scelta per la prova finale. Durante l’addestramento e il volo, però, fu indicata soltanto con il codice “C341”, così da mantenere una distanza emotiva dal soggetto sperimentale.
Un volo oltre l’atmosfera
Il 18 ottobre 1963 il razzo sonda Véronique partì dalla base di Hammaguir, nel Sahara, con Félicette sistemata nella capsula. L’obiettivo era superare la linea di Kármán, il limite convenzionale che separa l’atmosfera dallo spazio.
Il tragitto durò complessivamente circa quindici minuti e portò il modulo fino a 158 chilometri di altezza, pari a circa 98 miglia. Il veicolo si separò dal razzo nella fase più alta della traiettoria e avviò il rientro. Il paracadute si aprì correttamente, consentendo alla capsula di posarsi nel deserto e alle squadre di recupero di trovare l’animale in condizioni fisiche stabili.
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I dati raccolti e la decisione finale
Nel corso dell’operazione, elettrodi impiantati chirurgicamente registrarono respirazione, attività cardiaca e reazioni del sistema nervoso. Le informazioni ottenute servivano a comprendere come un organismo potesse reagire alle accelerazioni, alla microgravità e alle altre condizioni associate a un volo spaziale.
Il ritorno riuscito non mise Félicette al riparo da una pratica allora utilizzata con molti animali da laboratorio. Alcuni mesi più tardi i ricercatori decisero di sopprimerla per eseguire un’autopsia e cercare nei tessuti cerebrali eventuali danni riconducibili alle radiazioni, alla mancanza di gravità o alle sollecitazioni della missione.
Il ricordo è arrivato molto dopo
Con il consolidarsi della competizione spaziale tra Stati Uniti e Unione Sovietica, l’impresa francese perse visibilità. La vicenda della gatta parigina rimase confinata soprattutto agli ambienti specialistici e per anni non entrò nella memoria popolare delle prime missioni spaziali.
Nel 2017 Matthew Serge Guy avviò una raccolta fondi su Kickstarter per realizzare un monumento. Oltre 1.100 persone aderirono all’iniziativa, mettendo insieme 57.000 dollari. L’opera fu affidata alla scultrice Gill Parker, che realizzò una statua in bronzo alta un metro e mezzo.
Il monumento mostra Félicette sopra il globo terrestre, con il muso rivolto verso il cielo. L’inaugurazione avvenne nel dicembre 2019 negli spazi dell’Università Internazionale dello Spazio, a Strasburgo, restituendo visibilità alla gatta che aveva partecipato a una delle prime tappe della ricerca spaziale europea.
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