4.000Lettori online ora
4 Zampe 3 min di lettura11 ott

Collare elettrico, il rischio per chi lo usa: cosa prevede la legge

Il caso di Tolmezzo riporta l’attenzione sulle possibili conseguenze penali e sui metodi di educazione del cane privi di dolore.

Per gestire un cane che tira al guinzaglio o manifesta comportamenti difficili non è necessario ricorrere a impulsi elettrici. Tra le opzioni disponibili ci sono pettorine con aggancio sul petto e cavezze da addestramento, strumenti che consentono di accompagnare l’animale con maggiore controllo senza provocargli dolore. Anche il supporto di un educatore cinofilo qualificato può aiutare a individuare le cause del comportamento e a impostare un percorso personalizzato.

Offerta del giorno13 ottobre

Douglas

-20% su ordini da 69€ da Douglas

Scade tra 5 giorni
*******


Educazione senza coercizione

Il rinforzo positivo resta uno degli approcci più utilizzati nella moderna educazione cinofila. Un’azione corretta viene associata a una ricompensa, come cibo, gioco o contatto, così da rendere più probabile che il cane la ripeta. Questo metodo punta a costruire collaborazione e fiducia, invece di ottenere una reazione attraverso la paura.

Il clicker training permette di segnalare con grande precisione il momento in cui l’animale esegue il comportamento desiderato. Anche l’organizzazione della quotidianità può avere un ruolo importante: passeggiate diverse, attività olfattive, occasioni di socializzazione e stimoli adeguati aiutano a contenere noia e frustrazione. Secondo il testo di partenza, i cani educati con sistemi basati sulla ricompensa mostrano inoltre minori livelli di cortisolo e una migliore risposta ai comandi in ambienti nuovi.


Che cosa comporta la scarica

Il collare elettrico trasmette una stimolazione nella zona del collo quando il cane compie un’azione ritenuta indesiderata; nei modelli antiabbaio l’attivazione può dipendere direttamente dal suono emesso. Il problema riguarda soprattutto la difficoltà di collegare in modo chiaro l’impulso alla condotta che lo ha provocato, con il rischio di generare confusione e paura.

L’esposizione ripetuta può favorire ansia, stato di allerta permanente e timore verso situazioni diverse da quella originaria. In alcuni casi viene descritta anche la cosiddetta impotenza appresa: l’animale rinuncia a reagire perché non riesce a prevedere quando arriverà la punizione. Sul piano fisico, il contatto degli elettrodi può irritare o lesionare la pelle, soprattutto quando mancano le protezioni; tuttavia, anche con gli appositi tappi, la stimolazione resta per il cane un’esperienza avversiva.


Il caso esploso a Tolmezzo

La vicenda che ha riacceso il confronto pubblico riguarda Tolmezzo, in Friuli-Venezia Giulia. Nell’ottobre 2026 la polizia locale ha denunciato un uomo di cinquant’anni, accusato di maltrattamento di animali dopo che aveva messo un collare elettrico al proprio cane. Gli agenti hanno sottoposto il dispositivo a sequestro, considerandolo collegato al reato contestato.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

L’uomo è anche un cacciatore. Il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia e la Animal Pride Defending Association hanno chiesto alle autorità di valutare la revoca della licenza di caccia e del porto d’armi. La richiesta nasce dalla loro posizione secondo cui l’impiego di strumenti dolorosi nella gestione di un animale dovrebbe mettere in discussione l’affidabilità del proprietario anche nell’attività venatoria.


La norma lascia una zona grigia

In Italia non risulta un divieto generale formulato in modo esplicito contro ogni collare elettrico. Questo, però, non equivale a una libera autorizzazione: la liceità viene valutata in base alle modalità d’impiego e alle sofferenze provocate all’animale.

Il riferimento indicato nel testo è l’articolo 727, comma 2, del Codice Penale, che punisce la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura o sottoposti a fatiche e comportamenti insopportabili. La giurisprudenza ha ritenuto che il collare possa integrare una violazione quando produce sofferenze psicofisiche gravi. In alcune decisioni, l’assenza dei tappi sugli elettrodi è stata considerata un elemento rilevante perché rende più intensa e dannosa la scarica.


Perché il rischio è concreto

Il confine tra comportamento consentito e illecito non dipende quindi soltanto dall’acquisto o dal possesso dell’apparecchio, ma dagli effetti effettivamente prodotti sul cane. Una sofferenza documentata può esporre il proprietario a conseguenze penali, come mostra l’inchiesta avviata a Tolmezzo.

Altri Paesi europei hanno scelto una disciplina più netta, introducendo divieti specifici per questi dispositivi. In Italia, invece, l’assenza di una proibizione assoluta convive con l’applicazione delle norme penali sul maltrattamento. Per questo, prima di utilizzare strumenti di questo tipo, è essenziale considerare non solo le indicazioni commerciali, ma anche il benessere dell’animale e le possibili responsabilità previste dalla legge.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere