Cani nelle piazze: il nodo tra sicurezza e tutela animale
La proposta firmata da Edoardo Ziello e sostenuta da Roberto Vannacci riaccende il confronto sull’uso delle unità cinofile durante le proteste.
Sicurezza nelle manifestazioni e protezione degli animali sono le due esigenze che la nuova proposta intende mettere a confronto. Il tema non riguarda soltanto le modalità di gestione dell’ordine pubblico, ma anche i limiti da porre all’impiego di esseri viventi in scenari segnati da rumori, tensioni e possibili scontri.
Il confronto investe quindi il ruolo dei cani nelle attività delle forze dell’ordine. L’utilità delle unità cinofile è riconosciuta in numerosi ambiti, ma l’eventuale impiego per controllare gruppi di persone apre interrogativi sulle condizioni operative, sui rischi prevedibili e sulle conseguenze per gli animali.
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Il benessere animale entra nel confronto
L’articolo 9 della Costituzione, dopo la riforma introdotta dalla legge costituzionale n. 1 dell’11 febbraio 2022, affida alla legge dello Stato la definizione delle modalità con cui gli animali devono essere tutelati. La disposizione non li descrive espressamente come esseri senzienti, ma inserisce comunque la loro protezione tra i principi riconosciuti dalla Carta.
Un riferimento ulteriore arriva dall’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che impone di considerare le necessità legate al benessere degli animali in quanto capaci di provare sensazioni ed esperienze soggettive. La norma riguarda determinati settori delle politiche europee e non regola direttamente la presenza dei cani durante le proteste, ma offre un criterio per valutare anche questo tipo di decisioni.
L’ENPA, l’Ente Nazionale Protezione Animali, considera problematico trasformare i cani in strumenti di intimidazione. L’associazione teme che l’esposizione a scenari imprevedibili possa danneggiarne l’equilibrio psicofisico e sostiene che gli animali non debbano essere trattati come semplici mezzi di repressione.
Urla e fumogeni, i rischi per i cani
Una manifestazione segnata da disordini può sottoporre gli animali a un insieme di stimoli molto intensi: grida, sirene, petardi, fumogeni, sostanze irritanti e movimenti improvvisi della folla. La sensibilità dell’udito e dell’olfatto può rendere questi elementi particolarmente difficili da gestire.
Anche un cane preparato per operare in condizioni complesse può reagire con paura, agitazione o tentativi di allontanamento. L’addestramento riduce alcune incognite, ma non cancella la possibilità di comportamenti inattesi. Secondo l’ENPA, simili reazioni potrebbero creare pericoli per gli animali, i manifestanti e gli stessi operatori.
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Le unità cinofile vengono già impiegate per cercare persone scomparse, individuare stupefacenti ed esplosivi e partecipare a interventi di soccorso. Queste attività richiedono preparazione mirata, coordinamento con il conduttore e una verifica costante dell’ambiente in cui il cane è chiamato ad agire.
Il controllo diretto di una folla, però, presenta caratteristiche diverse rispetto alla ricerca o all’individuazione di sostanze. In caso di contatto ravvicinato aumenterebbero l’esposizione a lesioni, agenti irritanti e sovraccarico emotivo: per questo, la valutazione del benessere dovrebbe accompagnare ogni scelta operativa.
Cosa prevede la proposta alla Camera
Il testo depositato alla Camera ha come primo firmatario il deputato Edoardo Ziello e riceve il sostegno di Roberto Vannacci. L’obiettivo indicato è ampliare gli strumenti a disposizione delle autorità per fronteggiare episodi violenti durante cortei e manifestazioni.
La proposta consentirebbe alle Prefetture di disporre l’utilizzo di unità cinofile specializzate per presidiare gli accessi, impedire l’ingresso in determinate zone, svolgere una funzione dissuasiva e contenere gruppi coinvolti in disordini.
È proprio l’idea di impiegare la presenza dei cani come forma di pressione psicologica ad aver provocato la reazione più dura dell’ENPA. L’associazione richiama anche precedenti storici in cui gli animali furono coinvolti in pratiche di intimidazione e repressione, sostenendo che la loro funzione non possa essere valutata soltanto in base all’efficacia richiesta agli esseri umani.
La discussione resta così sospesa tra l’esigenza di proteggere persone e operatori durante le proteste e la necessità di evitare che gli animali vengano esposti a situazioni incompatibili con il loro benessere. La proposta riporta dunque al centro non solo la gestione dell’ordine pubblico, ma anche il confine entro cui gli animali possono essere coinvolti nelle attività umane.
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