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4 Zampe 2 min di lettura27 set

62.498 firme contro le gabbie: adesso la parola passa al Senato

La proposta popolare sostenuta da Essere Animali chiede di superare gradualmente l’uso delle gabbie negli allevamenti italiani, coinvolgendo oltre 40 milioni di animali ogni anno.

Il passaggio al Senato non equivale ancora all’introduzione di un divieto, ma apre formalmente l’iter parlamentare. La proposta di legge sostenuta da 62.498 cittadini ha infatti superato il numero di adesioni richiesto per un’iniziativa popolare ed è stata depositata dopo la raccolta realizzata sulla piattaforma del Ministero della Giustizia.

L’obiettivo indicato dai promotori è una riduzione progressiva dei sistemi di allevamento in gabbia. Il testo dovrà ora essere affidato alla commissione competente, che potrà esaminarne contenuti, tempi di applicazione e possibili fasi transitorie.


Il nodo riguarda milioni di animali

Secondo le stime diffuse dalle organizzazioni coinvolte, in Italia ogni anno più di 40 milioni di animali sono allevati in strutture che prevedono l’impiego di gabbie. Nel conteggio rientrano circa 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, quasi 600mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie.

La campagna concentra l’attenzione sulle conseguenze degli spazi ridotti. In queste condizioni, spiegano i promotori, gli animali possono avere difficoltà a spostarsi, esplorare l’ambiente, costruire il nido o mantenere normali relazioni con gli altri esemplari della stessa specie. Anche l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato analisi scientifiche dedicate al benessere di diverse specie allevate.


La raccolta è partita a marzo

La mobilitazione, promossa da Essere Animali con la campagna “Gabbie Vuote”, è cominciata a marzo e si è chiusa il 14 settembre. Al progetto hanno aderito anche Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, LNDC Animal Protection, OIPA e The Good Lobby.

Per le associazioni, l’ampia partecipazione dimostra l’interesse di una parte significativa dell’opinione pubblica verso il futuro degli allevamenti. La consegna delle sottoscrizioni, tuttavia, rappresenta soltanto l’avvio della discussione istituzionale: il Parlamento dovrà ancora valutare la proposta e decidere se trasformarla in normativa.

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In Europa il percorso resta aperto

La questione è già stata portata anche a livello comunitario. Tra il 2018 e il 2020, circa 1,4 milioni di persone hanno aderito all’iniziativa europea “End the Cage Age”, chiedendo alle istituzioni dell’Unione di accompagnare il superamento graduale delle gabbie.

La Commissione europea aveva espresso la volontà di intervenire, ma una disciplina generale non è stata ancora completata. Alcuni Stati membri hanno comunque introdotto limiti o periodi di passaggio per specifici comparti. Nell’UE, dal 2012, non sono più consentite le gabbie non modificate per le galline ovaiole; in determinati Paesi sono state adottate disposizioni ancora più severe.


Il confronto con gli allevatori

Durante l’esame parlamentare sarà necessario stabilire come passare a sistemi alternativi. Tra gli aspetti da considerare ci sono sia il miglioramento delle condizioni degli animali sia le ricadute economiche e operative sulle aziende agricole.

Tempi, modalità e possibili deroghe temporanee saranno quindi tra i punti da discutere. Nel frattempo, le 62.498 firme consegnate a Palazzo Madama chiedono al Parlamento di affrontare in modo concreto il tema dell’allevamento in gabbia in Italia.

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